L'importanza di fare il navigatore, quando la sintonia in auto può creare magie

Spesso relegata in secondo piano, la figura del copilota è invece fondamentale nei rally e l'armonia in abitacolo può aiutare come dimostrato da Pajari-Salminen
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L'importanza di fare il navigatore, quando la sintonia in auto può creare magie
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Chiara RainisChiara Rainis

Pubblicato il 21 agosto 2026, 19:04

Un po’ tutte le discipline del motorsport vantano una particolarità, un segno distintivo che le rende speciali. Quello dei rally è la presenza in abitacolo di un equipaggio formato da un pilota e da un navigatore, insieme essenziali ed indispensabili. Se non ci fosse qualcuno seduto a destra a dare le indicazioni sulla tipologia di curve o di ostacoli, chi è alla guida procederebbe alla cieca con l’alto rischio di essere vittima di un incidente. Dal canto suo l’Italia può vantare coppie che sono rimaste nella storia, cognomi che, nel tempo, sono diventati quasi un tutt’uno, a partire da Munari - Mannucci, Biasion – Siviero e più di recente Andreucci – Andreussi. Ma come non ricordare Sergio Cresto, fedele copilota di Henri Toivonen, con lui andato via in quel drammatico Tour de Corse del 1986.

Uscendo totalmente dai nostri confini non si possono non citare i due dominatori del WRC contemporaneo, prima Loeb – Elena e poi  Ogier- Ingrassia. Sebbene per diverse ragioni le loro strade ad un certo punto si siano separate, la collaborazione è stata talmente fruttuosa (ben 17 titoli iridati vinti complessivamente), da essere rimasta nella memoria di tutti gli appassionati, oltre che negli annali della disciplina. Considerato che prima o poi tutto torna, il controsterzo potrebbe regalarci una nuova sorpresa. Questa volta in salsa finlandese. Sì, perché attualmente nel Mondiale si sta mettendo in luce un tandem perfetto.

Pajari nuova stellina del WRC, la connessione (magica) con il navigatore

Non abbiamo la palla di cristallo, per cui è difficile predire cosa saranno in grado di fare assieme in futuro, ma di sicuro, almeno per il momento, la sintonia tra Sami Pajari e Marko Salminen ha portato a grandi risultati.
Classe 2001 e nativo di Lahti, il driver finnico ha esordito nel massimo campionato a 20 anni. Un’età precoce, a patto di non essere un extraterrestre come Kalle Rovanperä (ma per lui vale un discorso a parte). Ingaggiato da Toyota nel 2024, da allora ha continuato  a crescere e in questo 2026, oltre ad essere presenza quasi fissa sul podio, ha pure collezionato due successi: in Estonia e nella sua Finlandia. Due ottime prove che gli hanno consentito di diventare il primo inseguitore del compagno di squadra Elfyn Evans con171 punti contro i 201 del gallese. 

A rendere possibile un simile exploit, la vicinanza di un copilota d’esperienza che lo segue dal 2019 e con cui si è creato un rapporto che va oltre le strade da percorrere full gas.  “Anche se non siamo coetanei siamo ottimi amici e riusciamo a parlare di tutto”, ha confidato al sito DirtFish il 47enne. Un'armonia che pare non aver bisogno di essere costruita, ma nata sin dal primo incontro.

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