Sesks senza freni, prima del Sardegna disputerà un rally-raid in Polonia

Chiara Rainis
Pubblicato il 26 agosto 2026, 09:44
Estenuanti, affascinanti, adatti solo ai cuori forti e impavidi. Sono i rally-raid. Maratone tra dune e sabbia dove la guida diventa un’impresa e la navigazione cruciale, pena ritrovarsi sul percorso sbagliato. Sarà proprio per questa complessità mista a pericolosità che molti piloti noti ne rimangono ammaliati. Di certo chi ha il gusto della sfida, non può mancare un tentativo. Chiedere a tal proposito a Fernando Alonso il quale, pur provenendo dalla F1 e da una vita in circuito, nel 2020, al volante di una Toyota, ha voluto imbarcarsi in un’avventura chiamata Dakar chiudendo in una onorevole 13esima posizione. Non certo un unicum visto che la stessa gara massacrante aveva conquistato in passato pistaioli del calibro di Jacky Ickx, Jochen Mass, René Arnoux, Patrick Tamabay e Jacques Lafitte.
Per quanto riguarda i rallisti puri, ugualmente, i nomi prestati alle lunghe distanze si sprecano. Giusto per farne alcuni meritano menzione Ari Vatanen e Juha Kankkunen, ma come non citare Carlos Sainz Sr., vincitore di ben quattro edizioni della rally-marathon più temibile che esista, e Sébastien Loeb, sempre presente dal 2016 e decisamente sfortunato.
Va detto che quando si parla di questo genere di competizioni, soprattutto nelle auto, l’età anagrafica si alza, in quanto essere esperti è essenziale. Di conseguenza colpisce l’interessamento appena mostrato da un giovane protagonista del WRC.
Sesks e l'esordio nei raid, le criticità che dovrà affrontare
Infaticabile e istrionico come non si vedeva dai tempi di Petter Solberg, Martins Sesks ha reso noto che anziché partecipare ai prossimi due appuntamenti iridati di Paraguay e Cile volerà in Polonia per tentare il Baja 2026, prova del calendario europeo della Baja Cup. L’evento, in programma dal 27 al 30 agosto, lo vedrà impegnato con una classe T3 Viking Challenger preparata dalla Sports Racing Technologies. L’obiettivo per il lettone, che tornerà a calcare l’abitacolo della sua Puma in Sardegna, sarà doppio: prendere dimestichezza con una nuova disciplina e aiutare la SRT nello sviluppo della vettura.
“Per me si tratta di un’esperienza totalmente inedita. I raid richiedono un approccio e una strategia molto differenti rispetto ai rally normali, ad esempio il percorso lo si apprende al momento tramite roadbook, il copilota deve saper leggere il terreno e dare istruzioni, senza dimenticare la durata di svariate ore, per cui occorre bilanciare bene i rischi, oltre alla gestione della vettura e delle proprie forze”, ha analizzato il 26enne che, in realtà, ormai si muove nell’ambiente da veterano, basti pensare alla recente e nobile iniziativa lanciata per aiutare i talenti lettoni ad emergere nel controsterzo.
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