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WRC, Evans si gioca tutto, il 2026 è la sua vera occasione per emergere

Chiara Rainis
Pubblicato il 1 luglio 2026, 17:23
Ci sono piloti che malgrado la loro bravura proprio non riescono a realizzare il sogno supremo di diventare campioni del mondo. Per qualche ragione, all’ultimo miglio, viene a mancare sempre qualcosa. E questo è uno dei rischi che, consapevolmente, sta correndo Elfyn Evans. Figlio d’arte e dunque con tutta la pressione del caso sulle spalle, nelle categorie propedeutiche, tra trofei e campionati nazionali, vince tutto quello che c’è da vincere. E quando nel 2012 approda nel Junior WRC si impone a primo colpo.
Immediatamente ingaggiato da Malcolm Wilson che lo vuole nella sua M-Sport, il gallese dimostra di possedere un buon piede, ma non a sufficienza da brillare. Siamo agli albori dell’era Volkswagen che, dal suo ingresso nel Mondiale fino al 2017 monopolizzerà successi e podi grazie ad uno squadrone capitanato da Sébastien Ogier e a una Polo senza rivali. Per lui che deve arrangiarsi con una Ford Fiesta, si prospetta quindi soltanto il ruolo di comparsa.
Il vero passo avanti il pilota di Dolgellau lo compie nel 2020 quando, con i colori della Toyota Gazoo Racing riesce a mettere il suo nome prima di tutti gli altri in Svezia e in Turchia. Nel 2021 è il migliore in Portogallo e in Finlandia e come l’anno precedente si laurea vice-campione. Il suo momento sembra essere arrivato, ma a guastargli la festa è un ragazzo terribile che gareggia proprio con la Yaris. Si tratta di Kalle Rovanperä. Il 2022 è da dimenticare, mentre nel 2023 vince in Croazia, in Finlandia e in Giappone. L’annata successiva lo vede primeggiare soltanto nel Sol Levante, mentre nella scorsa, dopo le performance top di Svezia e Safari, fa il bravo regolarista senza però riuscire più a fare la differenza.
L’occasione da non sprecare, perché il 2026 sarà cruciale per Evans
Oggi, complice un Ogier a mezzo servizio, l’assenza di Rovanperä e una Hyundai decisamente in difesa, Elfyn si trova a giocarsi l’opportunità della vita, un po’ come successo nel 2019 a Thierry Neuville. Trionfatore in Svezia e in Giappone, viaggia al comando della generale con 162 punti contro i 151 del primo inseguitore Katsuta.
Nella sua mente però c’è un segnale d’allarme pericoloso che, se non tenuto a bada, potrebbe deconcentrarlo e indurlo in facili errori: la consapevolezza che anche part-time Séb può replicare il colpaccio del 2025.
“So che è una minaccia. L’obiettivo per me è fare più punti possibili. In Grecia non sono andato bene, ma tornerò e sarò pronto a focalizzarmi su ogni gara”, ha affermato al sito Dirtfish ricordando il fresco 5° posto ben al di sotto delle aspettative. La tecnica per restare lucidi è quella di fare il proprio senza guardare nel giardino altrui. “Cercherò soltanto di fare il meglio che posso”, ha concluso conscio di essere arrivato ad una fase chiave della carriera. Una sorta di o dentro o fuori avendo ormai 37 anni suonati.
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