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Il mondo dei rally piange Timo Hantunen, navigò leggende del calibro di Kankkunen e Mäkinen

Chiara Rainis
Pubblicato il 28 giugno 2026, 18:57
Quando nel 2001 annunciò la propria volontà di lasciare la F1 e con essa il volante della McLaren che gli aveva regalato due titoli iridati nel 1998 e nel 1999 Mika Häkkinen diede un importante suggerimento all’allora responsabile del team Ron Dennis. “If you want to win get a Finn”, se vuoi vincere prendi un finlandese. E così l’arguto britannico fece, assicurandosi i servigi di un giovanissimo Kimi Räikkönen, di fatto appena approdato nel Circus con la piccola Sauber.
Senza saperlo erano gli ultimi scampoli di un’era gloriosa per il motorismo nordico, quello dei “finlandesi volanti”. L’innato senso della velocità e del rischio, li rendeva dannatamente adatti ad ogni tipo di vettura da portare al limite. Una dote se vogliamo espressa nella contemporaneità da Kalle Rovanperä, capace di vincere un Mondiale Rally a 22 anni e in abitacolo full gas già da quando ne aveva 9.
Addio ad Hantunen, se ne va il navigatore dei record
Sicuramente ne sapeva qualcosa pure Timo Hantunen il quale, sebbene fosse incaricato a dettare le note e non a guidare, ha fornito un contributo essenziale nella creazione di miti del volante. Nativo del Keski-Suomi, zona ricca di laghi e di boschi ideali per sbizzarrirsi nel controsterzo, fece il suo debutto al Rally di Finlandia come pilota su una Opel Kadett nel 1974. Fanatico di tutto ciò che possiede un motore, negli anni si misurò con le motoslitte, le moto e le moto d’acqua, ma il ruolo che lo rese noto a livello internazionale fu proprio quello di co-pilota.
Le sue indicazioni hanno guidato, su tutti, due mostri sacri come i quattro volte iridati WRC Juha Kankkunen e Tommi Mäkinen, e più di recente Mikko Hirvonen, Jari-Matti Latvala, Timo Mäkinen e Sebastian Lindholm. Suo un invidiabile primato, quello di aver preso parte a ben 33 edizioni del 1000 Laghi tra il 1974 e il 2012, a cui si somma il numero di arrivi, 21.
Molto apprezzato nell’ambiente per la sua capacità di lettura delle note e per la sua precisione, spesso lo si è visto affiancare ragazzi emergenti, che fossero al volante o seduti a destra, per aiutarli nel loro apprendistato. Morto lo scorso 25 giugno all’età di 76 anni per una violenta forma di tumore diagnosticata appena una settimana prima, verrà ricordato anche per il 4° posto assoluto ottenuto nel 1996 nel campionato nazionale disputato assieme a Lindholm e per le cinque vittorie nell’Campionato Europeo suddivise tra Arctic Rally e Hanki Rally.
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