Magnussen, Marciello, Vanthoor: un sogno che si realizza. E la BMW ringrazia

Primo successo per l'equipaggio della n.15: Magnussen, Marciello e Vanthoor portano in trionfo una BMW più lanciata che mai all'inseguimento del titolo
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Magnussen, Marciello, Vanthoor: un sogno che si realizza. E la BMW ringrazia
© BMW

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 13 luglio 2026, 09:06 (Aggiornato il 13 luglio 2026, 08:04)

Se chiedete ad Antonello Coletta, vi dirà che vincere per tre volte Le Mans con tre vetture diverse è stata una soddisfazione particolare. Perché se vince ogni equipaggio che hai schierato, vuol dire che la macchina c'è, che la squadra è stata messa su bene e che anche l'organico è stato distribuito in maniera ottimale. E' un capolavoro tecnico e gestionale, insomma; un qualcosa di cui oggi può fregiarsi anche la BMW, che dopo aver vinto con la numero 20 a Spa, oggi festeggia con la numero 15 alla 6 Ore di San Paolo

BMW, grande reazione della n.15 a San Paolo

La 6 Ore di Interlagos è stata il gran giorno di Kevin Magnussen, Raffaele Marciello, Dries Vanthoor. Erano stati l'equipaggio più indietro ad Imola, quello che aveva completato la doppietta in Belgio ma senza vincere, l'equipaggio che si era preso la pole position a Le Mans prima del ritiro. Ed era stato, nel complesso, anche l'equipaggio più in difficoltà tra i targati BMW nella sua gestione per mano del team WRT. Ma lo sport è così, offre sempre un'altra gara, un'altra occasione per riprovarci. Kevin, Lello e Dries ce l'hanno fatta in una corsa senza possibilità di tirare il fiato, 360 minuti senza sosta, senza safety car alcuna, al termine di una gara che dopo sei ore è stata decisa a malapena da 2"254, il margine risicatissimo che contribuisce a spiegare quanto sia stata tirata la tappa brasiliana, e che alimenta un senso di soddisfazione che motiva, rende orgogliosi e rilancia l'equipaggio della numero 15.

Cadillac veloce ma pasticciona, Alpine buona ma senza eccezioni, Toyota scomparsa e Ferrari sorprendente: la lista dei rivali era lunga e poco chiara alla vigilia di una prova che tutti hanno provato ad interpretare cercando aria libera: Interlagos è il circuito più breve del calendario WEC, prevedibile che il traffico si facesse intensissimo. Alla fine l'hanno spuntata loro, Magnussen, Marciello e Vanthoor, tutti e tre alla prima affermazione con la hypercar.

Magnussen-Marciello, Vanthoor: un trio che sogna

Kevin del Brasile ha dolci ricordi, perché qui stampò un'improbabile pole position in F1 con la Haas. Roba del 2022, la sua terza vita nel Circus: perché dopo un podio inaspettato e superlativo alla prima gara della vita (Melbourne 2014, peraltro il suo unico podio) era stato masticato e sputato dalla F1 dopo una sola stagione con la McLaren; vi era rientrato con la Renault nel 2016, prima di passare in Haas e prima di essere cacciato (2020) e ripreso (2022) per la terza volta. Dopo il 2024, Kevin ha puntato forte sull'Endurance: lo aveva già fatto nell'anno lontano dalla F1, puntando sull'IMSA; poi però ha trovato la gigantesca opportunità della BMW Hypercar, questa M Hybrid V8 che con l'evoluzione aerodinamica del 2026 si è messa a volare.

Ed ora sogna, questa BMW, mentre Kevin sogna con Marciello e Vanthoor: Lello, che corre con licenza svizzera, la F1 l'ha giusto sfiorata (quattro prove libere del venerdì), ma in compenso ha messo su una carriera di prim'ordine tra le ruote coperte dopo aver fatto faville nelle categorie propedeutiche, mentre Vanthoor ha finalmente avuto la sua grande occasione e l'ha colta al volo. Con Frijns, Rast e van der Linde, ovvero l'equipaggio della numero 20, corrono innanzitutto con una missione: regalare alla BMW un titolo che avrebbe del prodigioso. Il sogno è vivo, ora occorre inseguirlo.

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