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Verstappen, il Nurburgring e il bello delle corse

Pubblicato il 18 maggio 2026, 10:15
Ventiquattr’ore sul Nordschleife hanno riconciliato con l’essenza delle corse. Ovvero: battaglie vere in pista, rischi su ognuna delle cento e passa curve degli oltre 25 km del Nurburgring; la sfida di guida, di attenzione e velocità che solo le gare di durata regalano.
Un tracciato condiviso con altre 160 macchine e molti più sogni, diversissimi, tra gli equipaggi. Anche solo il poter dire: “C’ero”. Fino al "prestigio" dell'edizione appena archiviata, di essere stato doppiato da Verstappen o averne seguito le traiettorie per un pezzetto di giro.
Puro motorsport
La 24 Ore del Nurburgring finisce dritta tra le cose più belle, appassionanti e divertenti di un anno di motorsport. Molti potrebbero eccepire sul limite temporale. Il merito? Di un circuito vero, dove il track limit è la striscia d’erba ai lati dall’asfalto. Tanto basta per decretare dove puoi e devi mettere le ruote, dove no. Salvo prenderti i rischi della scelta, in bilico tra una gara conclusa contro il guard-rail e il sorpasso all'esterno (sì, l'ha fatto). Il mito del tracciato e il mito di una sfida che si ripete da oltre 50 edizioni, stavolta con qualcosa di unico. Max Verstappen.
È mancato il (meritato) risultato conclusivo, una vittoria negata da un semiasse rotto sulla Mercedes-AMG GT3. Resta tutto quanto abbiamo visto prima, immagini in grado di tenere incollati migliaia di spettatori in tv e 300 mila appassionati accampati tra Hatzenbach e Brunnchen.
Che sia una Dakar o una Le Mans, una Daytona o una 24 Ore del Nurburgring, il risultato è sempre uno sforzo collettivo, di chi divide il volante oltre, ovviamente, come tutte le categorie delle corse, del team che lavora dietro le quinte. Verstappen, ma anche Auer, Gounon e Juncadella, tutti da considerare insieme per arrivare in testa alla corsa, con prestazioni diverse e tutte necessarie.
Ordinary Max
Verstappen non ha stupito. Pensarlo vorrebbe dire non aver capito nulla del personaggio e del pilota, a distanza di 11 anni dagli esordi in Formula 1, 12 da quando con Jos accanto, su una Renault RS da GT attaccava l’Eau Rouge in pieno. Verstappen ha fatto il Verstappen al Nurburgring.
Restano le istantanee della 24 Ore, momenti che avrebbero potuto mettere fine alla gara nelle battute iniziali, dopo un paio d’ore, quando nel primo stint al volante, in lotta con la Lamborghini Huracan del team Konrad e la BMW M4 GTR di Rowe Racing alle spalle, Max quasi manda la Mercedes contro il guard rail su uno degli scollinamenti che alleggeriscono l’avantreno.
Controllo della vettura che ha del miracoloso e avanti verso il secondo momento che resterà negli occhi degli appassionati. Un doppio stint al termine del quale la #3 risalirà dal decimo posto alla testa della corsa, ancora con la sfida esaltante contro le velocissime Lamborghini Huracan, imprendibili sul dritto di Dottinger Hohe. Così, il sorpasso forzato ad Hatzenbach.
La danza Mercedes nella notte
Altro momento di altissimo spettacolo e competizione in pista, di notte, in battaglia con l’altra Mercedes-AMG del team Winward, la #80 di Engel-Stolz-Schiller-Martin, poi vincitrice della corsa. Giri su giri, tra i doppiati, corsi a pochi decimi e con un continuo scambiarsi la posizione.
Riflessi intatti dopo quasi 20 ore
Il terzo flash che resterà nella memoria di molti, la rapidità di riflessi nell’ultimo turno di guida, prima di cedere la macchina a Juncadella, quando davanti la Cayman GT4 #82, toccata dalla Porsche 911 #54 in una fase di doppiaggio, si intraversa davanti alla Mercedes #3 col rischio di finire entrambi contro le barriere.
Rimarrà questo e tutto il resto, uno spettacolo corale di 161 macchine e molti personaggi in più, mandato in scena su un palcoscenico regionale della Renania-Palatinato che per 24 ore è valso più di 24 repliche di una Broadway motoristica.
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