6 Ore Imola: la Toyota TR010 Hybrid e l'arte del kintsugi

Toyota è intervenuta su una GR010 Hybrid vincente ma datata e questa TR010 Hybrid è un vero passo avanti: non avrebbe potuto esserci debutto migliore
6 Ore Imola: la Toyota TR010 Hybrid e l'arte del kintsugi
© LAT Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 20 aprile 2026, 10:24

In Giappone lo chiamano "kintsugi". Letteralmente significa "riparazione con l'oro": è un'antica arte che ripara gli oggetti utilizzando principalmente oro, ma a volte anche argento o platino. Non c'è volontà di nascondere la crepa, ma anzi desiderio di esaltarla: in piena filosofia del wabi-sabi, la bellezza nell'imperfezione, si celebra la storia e la fragilità dell'oggetto come parte della sua bellezza, trasformando rotture in preziosi intrecci dorati. 

Chissà se in Toyota hanno pensato al kintsugi, mentre "aggiustavano" la vincente ma ormai datata GR010 Hybrid. Ciò che ne è uscito si chiama TR010 Hybrid, ed è la vecchia vettura su cui è stato speso un joker di sviluppo: la "riparazione" è avvenuta tramite un anteriore rifatto, una diversa ala posteriore ed una nuova livrea, almeno a livello di visivo. Ma filosoficamente parlando, la nuova Hypercar giapponese è la precedente monoposto a cui gli aggiornamenti hanno fornito altra linfa vitale: e lo si è visto nella 6 Ore di Imola, prima gara e prima vittoria della nuova LMH nipponica.

 

 

Toyota è il nuovo riferimento?

Non era una gara come le altre, per la Toyota. Perché debuttava la nuova TR010 Hybrid, e lo faceva in quella che è stata la 100^ partecipazione dei giapponesi nel WEC (su 102 gare totali). Ed è stata, soprattutto, la vittoria numero 50: vuol dire che una corsa su due, di questo campionato che sul Santerno ha dato il via alla sua 14^ stagione, è stata vinta dai giapponesi. Sono ripartiti vincendo, con un modello che della vecchia Hypercar vuole rinverdire un passato fatto di 20 vittorie di tappa, 7 titoli complessivi (4 Costruttori, 3 Piloti) e due Le Mans vinte. L'oro, inserito tra le crepe della vecchia vettura, ha subito luccicato: ed oggi, dicono in Ferrari, Toyota è di nuovo la vettura di riferimento.

 

 

Toyota vince anche osando

Sarà un mondiale lungo, possibilmente equilibrato, sicuramente da seguire. Ma la Toyota il suo segnale lo ha dato, proprio come avrebbe voluto darlo: chiaro e forte, da subito. In pista la macchina si è comportata benissimo, prendendosi giusto il tempo, essendo nuova, di trovare finestra e assetto giusto; bene nella gestione delle gomme, competitiva, intuitiva per tecnici e piloti. E benissimo anche ai box, dove hanno provato a giocare (riuscendoci) su aspetti che questa macchina può permettersi: una migliore gestione delle gomme, una buona capacità nel risparmio della benzina. Il triplo stint sulla stessa gomma (prima con de Vries, poi con Kobayashi) è indizio di una macchina che ha saputo gestire al meglio le coperture. Ha vinto sfruttando l'episodio della seconda VSC, certo: ma nei primi due pit-stop i giapponesi hanno passato le Ferrari (alla prima sosta hanno imbarcato meno carburante, alla seconda non hanno cambiato gomme), ad indicare che comunque non hanno avuto paura di osare.

 

 

Le crepe diventano oro

Toyota riparte da qui, dalla vittoria e dai 40 punti tondi raccolti ad Imola. Ma riparte soprattutto dalle sue crepe aggiustate con l'oro, senza nasconderle ma anzi tenendole ben esposte, perché è dove sono riusciti a crescere di più. I tecnici volevano più velocità di punta, i piloti più prevedibilità e costanza di comportamento alla guida tra una curva e l'altra. E' passata appena una gara, ma la sensazione è che in Toyota siano riusciti a fare ciò che volevano fare, migliorando la macchina dove desideravano. E' l'arte del kintsugi fatta bene.

 

 

 

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