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8 Ore Bahrain, diario di bordo, venerdì: un ritorno, un addio e…

Pubblicato il 7 novembre 2025, 15:15
Eccoli, gli uomini della Toyota. Per il paddock camminano tranquilli, come se si fossero ormai rassegnati a cedere lo scettro ed a non vedere più, questo, come il loro mondo. Camminano tranquilli ma a testa alta, perché abdicheranno sì, ma in questa stagione per loro maledetta c’è, forse, un’ultima speranza: evitare di chiudere un campionato senza vittorie e senza podi, esattamente ad un anno dall’ultimo successo.
Riecco Toyota
Ci si era quasi scordati che in giro ci fosse ancora la Toyota. Tutti a parlare di Ferrari, Porsche e persino di Cadillac, le case che si giocheranno, nella 8 Ore di domani, i titoli. Si parlava pure di Aston Martin, e invece sono emersi loro, i giapponesi che su Sakhir puntano forte. Per convinzione più che per disperazione, pur non avendo niente da perdere: e allora avevano ragione quelli della Ferrari, segnatamente Nicklas Nielsen, che nel giovedì ai microfoni diceva sicuro: “Qui secondo me Toyota è ancora il punto di riferimento”. Aveva ragione, eccome, il danese di una numero 50 che invece, incredula, si ritrova fuori dalla hyperpole, a partire là dietro, lontano, molto lontano dalla Toyota. Ma saranno in buona compagnia lui, Fuoco e Molina: perché là dietro c’è anche l’altra Ferrari di AF Corse, la “Giallona”, e ancora più dietro c’è pure la Porsche numero 6, ovvero quella che fa più paura in chiave titolo Piloti. Respira, nonostante un sabato così così, la Ferrari numero 51, quella chiamata a sfruttare la posizione di partenza per assicurare i punti necessari per il Costruttori (prioritario, per il Cavallino Rampante) ed al tempo stesso garantirsi quel piazzamento utile per essere incoronata regina tra i Piloti. Cadillac fa meno paura, e anche loro hanno una macchina nelle retrovie: mal comune, mezzo gaudio.
Aston Martin, una pole solo pregustata
La giornata, oltre alle solite note, aveva fatto venire l’acquolina in bocca, lasciando immaginare un V12 in pole position: perché nelle libere 3 la Valkyrie aveva dimostrato di essere più di una semplice speranza, e sotto sotto ci credevano. “Come vanno i Ferrari?”, prova a chiedere con toni amichevoli Simon Strang, Motorsport Manager Comunication di Aston Martin. Ci credevano, eccome: se non di fare la pole, quantomeno di partire davanti, un po’ più avanti di una sesta e nona posizione. Sono mancati in hyperpole, peggiorando il loro tempo: se ne accorge la stampa britannica in sala, che con un pizzico di amara ironia per la mancata pole della macchina di James Bond, riesce comunque a pregustare un sabato in cui la Valkyrie sarà quantomeno da osservare.
Jenson Button, il tramonto di una carriera
Nel mondo anglosassone, però, l’osservato speciale di domani sarà anche e soprattutto Jenson Button, che prima delle qualifiche affronta uno dei suoi ultimissimi incontri con i media. In piedi, nel piccolo atrio d’ingresso in sala stampa, Jenson para colpi e domande: i cellulari per registrare queste uscite finali da pilota a tempo pieno sono molte, così come le domande su passato, presente e futuro. Jenson, con i capelli un po’ sbiancati ma tonico nel fisico e vispo nello sguardo, risponde a tutti e sorride: ha l’aria di uno che accetta il tempo che passa, che è alle prese con una decisione serena e che, dopo tutto, saprà godersi il tempo in famiglia, da padre che si concederà (lo ha già detto), qualche scappatella con le auto storiche: “Salirò a bordo e gareggerò. Starà tutto lì”. Senza ansie, senza pretese: senza neanche la responsabilità verso un team che adora (Jota) ed una casa (Cadillac) con cui si è trovato a meraviglia, anche se serve più di un miracolo (a maggior ragione scattando dalle retrovie) per regalare agli americani il titolo Costruttori. Lascia senza rimpianti, Jenson, e lascia soprattutto un bel ricordo, tra giovani e meno giovani: c’è chi gli chiede qualcosa su queste hypercar, altri che invece scorrono nella memoria e ripescano gare di inizio millennio, quando Jenson era la nuova promessa dell’automobilismo inglese. Sakhir non sarà la pista più incredibile del mondo, ma è un bel posto per lasciare: domani regalerà le stupende immagini del tramonto bahreinita, una meravigliosa metafora di una carriera, appunto, al tramonto.
Chissà…
Sentimenti a parte, la penultima giornata del Mondiale Endurance 2025 si trascina guardando soprattutto a domani, a questa corsa che sa di storia. Antonello Coletta, in mattinata, aveva lasciato ai registratori una frase che sa di promessa: “I cavalli si contano all’arrivo”. E allora aspettiamolo, questo arrivo: il morale, diceva sempre Antonello, deve essere alto. Lo sarà, perché in una gara di 8 Ore puoi partire davanti o in fondo ma sai sempre che potrà succedere di tutto. E allora, chissà che cosa accadrà domani. Sarà dura e lunga, ma i sogni sono autorizzati.
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