8 Ore Bahrain, diario di bordo, giovedì: la temperatura si alzerà...

La prima giornata in pista a Sakhir è andata in archivio tra tante interviste, prove libere ed un paddock tutto sommato tranquillo. Ma da domani si comincia a fare sul serio…
8 Ore Bahrain, diario di bordo, giovedì: la temperatura si alzerà...
© Getty Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 6 novembre 2025, 16:49

Nel paddock uno spettro, anzi due: degrado e usura delle gomme

Il paddock è tranquillo, le tribune deserte. Passano gruppi di ragazzine, invitate con il programma “girls on track”, mentre la tabella sui monitor la guardano in pochi anche in sala stampa. Del resto, i tempi per ora contano relativamente. Poco quelli delle libere 2 (dove regna un buon equilibrio), ancor meno quelli delle libere 1 (Aston Martin che dà 1”5 a tutti, figurarsi): nel giovedì sera di Sakhir contano più i dati, quelli raccolti dai team, che le classifiche. C’è tanto da estrapolare: feeling tra macchina e piloti, temperature della macchina in pieno giorno, al tramonto e di notte, usura e degrado dei pneumatici. Un tema, quello delle gomme, che rimbalza per tutta la giornata, non solo nell’ambiente Ferrari: perché Sakhir è pista spietata sulle gomme, inutile partire davanti se poi non hai il ritmo a mano a mano che esse si consumano.

La temperatura si abbassa. Per ora…

Tra libere 1 e 2, ecco i piloti, quasi tutti in tuta ignifuga. Nielsen, della “50”, ammette che anche il suo equipaggio ha qualcosa da giocarsi: il titolo Costruttori è la priorità, il titolo Piloti della 51 importantissimo, ma anche loro vorrebbero chiudere alla grande, vincendo e cogliere, perché no, un traguardo che fa senso anche solo a pensarci: tre equipaggi nei primi tre posti della graduatoria finale. Molina dice che a mancare sulla #50 è stata la “consistenza”, mentre in giornata James Calado si è definito “a championship guy”: era stato il primo, e forse l’unico, che nei giorni del debutto nel 2023 aveva detto di preferire il titolo ad una vittoria a Le Mans e non ha cambiato idea. “Perché Le Mans è sì speciale, ma è una gara di un giorno e tutto può succedere, in una gara. Il campionato invece…”. Il campionato invece è roba forte, che si costruisce in un anno: se ne rende conto anche Giovinazzi, che è addirittura dal 2016, data del suo successo in GP2, che non si gioca una stagione all’ultima gara. Ci pensa e va oltre, come Antonello Coletta che, giusto un attimo prima di tuffarsi nelle libere 2, era passato dai microfoni (dei cellulari): “E’ una gara importante, ma non la più importante. C’era Sebring 2023, poi la prima Le Mans e quindi le altre due. E poi, ci sono tutti i titoli con la GT”. Già, la GT. Se lo ricordano in pochi, eppure questo weekend è decisivo anche per loro. Mentre cala la notte, tutti sanno che manca un giorno in meno alla resa dei conti: Hypercar e GT. A fine giornata, per un attimo, la temperatura si abbassa: il termometro segna 27°, a motori spenti ci si può distendere anche tra i membri delle squadre. Ormai è buio, la torre di curva 1 troneggia con la sua illuminazione, sala stampa e paddock si svuotano. Ci si rilassa, si pensa alla cena, ma solo per un attimo: domani ci si gioca la pole. L’ultima dell’anno.

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