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8 Ore Bahrain, diario di bordo, giovedì: la temperatura si alzerà...

Pubblicato il 6 novembre 2025, 15:49
“Bahrain will decide”. E’ così, con queste parole, che ti accoglie il paddock di Sakhir. Un paddock ancora relativamente tranquillo, in un giovedì caldo come caldo fa sempre, da queste parti, anche nella prima settimana di novembre.
Guai a parlare troppo presto
Fa caldo ed entrare ed uscire dalle stanze chiuse, piccole o grandi che siano (sala stampa, hospitality eccetera), provoca scompensi: si passa dall’afa, dal sole che picchia forte sulla pista, alla più gradevole temperatura controllata dall’aria condizionata. Il termometro, a metà giornata, segnala 31°C, ma tutto fa pensare che la temperatura è destinata ad aumentare ancora di più. Se non quella reale, almeno quella percepita: perché qui ci si gioca il mondiale e, nel caso della Ferrari, pure un pezzo di storia. E’ ancora presto per tirare fuori i ricordi sbiaditi dal tempo, quelli che riportano alla 312 PB ed al suo 1972, anno iridato. E’ ancora presto ma è già tardi, perché è un qualcosa in punta di penna che vuole uscire, sporcare d’inchiostro pagine immacolate che non aspettano altro che quella frase. E’ così: tutti lo pensano, nessuno lo dice. In fondo, è giusto così: innanzitutto perché prima non si parla mai, e poi perché lo storico ed italico vezzo alla superstizione è duro a morire.
“Fare le cose come abbiamo sempre fatto”
Sembra capirlo Ferdinando Cannizzo, che pur nella sua mente di ingegnere, dunque scientifica, riconosce che in questo weekend è soprattutto “l’aspetto psicologico del team” a giocare un ruolo importante e forse fondamentale. L’empatia, in un uomo di scienza, è sempre materiale pregiato: lo ha capito anche lui, che con le parole prova a trasmettere tutta la calma del mondo. Parla prima delle prime prove libere, con la schiera di cellulari davanti pronti a registrare, e sottolinea come non sia il caso di farsi prendere dal panico, che serve la “tranquillità” per fare le cose “che abbiamo sempre fatto”. Parla di tranquillità, appunto, ma anche di “responsabilità”: quello di una classifica che alla vigilia dell’ultima gara sorride alla Ferrari e che deve essere un vantaggio, ma senza diventare la scusa per avere il braccino corto del tennista. Pochi minuti prima, da quei microfoni, è passato anche Yifei Ye, cinese ormai italianizzato: parla bene la nostra lingua e si spiega anche meglio, soprattutto quando dice che ben venga il gioco di squadra per aiutare la Ferrari per il titolo Costruttori, “ma noi con la Gialla di AF Corse puntiamo al titolo Piloti”. Non ci saranno favoritismi in famiglia, ma nemmeno duelli all’arma bianca: il messaggio è chiaro. Perché, come si dice sin dall’immediato post-Fuji, l’”importante è che vinca una Ferrari”.
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