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E ora stringi i denti Lewis!

Pubblicato il 7 luglio 2025, 10:21
Ora la faccenda è chiara e sta assumendo una sua configurazione bastarda, severa e inattesa. Per la prima volta in tre lustri Lewis Hamilton finisce fuori dal podio dalla gara di casa, peraltro vinta nove. E stavolta l’avviso di garanzia arriva all’orgoglio di Hamilton, perché questo premietto non può soddisfarlo, ma diventa il segnale che si è aperta una fase diversa e inattesa della sua carriera.
Hamilton, la nuova sfida
Quella del richiesto supplemento d’orgoglio, della reazione caratteriale, della necessaria spallata per dare il segnale che mezzo mondo della F.1 attende e l’altra metà pure. Su, Lewis, sia chiaro, sei stato bravissimo a Silverstone, sia in qualifica che in gara, questa ma questa storia non deve, non può finire così. Adesso il problema non è solo e tanto vincere l’ottavo titolo, ma dimostrare di valere il posto nella leggenda, anche a quarant’anni.
La sfida, quella vera, cattivella e anche un tantino dolorosa, te l’ha lanciata il quasi novantacinquenne Bernie Ecclestone a parole, dicendo, letteralmente, di non credere alle tue possibilità di vincere l’ottavo mondiale, tra l’altro differito al 2026, anche perché, a differenza di quando facevi incetta d’iridi in Mercedes, di avversari ce ne sono tanti. Forse troppi. Una salva di missili infilati in poche parole, dopo che a febbraio scorso sempre Mister E aveva detto chiaro: «Non credo proprio che Lewis Hamilton durerà ben due anni alla Ferrari. Il rapporto potrebbe interrompersi anche prima».
Cioè, Silverstone 2025 diventa il giro di boa del mondiale ma anche un momento di reset, di ricalibratura, l’attimo in cui il flipper di una vita da corsa si riazzera, perché dopo quello che è successo e non è successo nella prima metà del campionato, ora tutto si pone in termini diversi, rispetto a quel trionfale inverno scorso, tutto passerelle, bagni di folla e proclami sorridenti.
Tempo di reset per Lewis
Not now, non ora. Silverstone come pista è arrivata e passata, ma il miracolo non è avvenuto, né in qualifica, né in corsa. Tanta buona volontà, bellissime prestazioni velocistiche, finalmente un battito di ciglia davanti a Leclerc, però adesso la folla è passata tutta ad acclamare Lando Norris, nuovo beniamino locale, che di anni ne ha all’anagrafe quindici di meno, tanto che al campionissimo potrebbe dirli zio.
E quindi? Quindi per Lewis Hamilton è tempo di respirare, di contare fino a dieci e poi di andare a vivere il resto della carriera guardando in faccia alla realtà. E dicendosi papale papale che in questo momento all’ottavo titolo neanche deve pensarci, al confronto col sublime empireo della F.1 anche no, e alla luci della ribalta men che meno.
Perché con e nella Ferrari che si ritrova, il primo lavoro da fare è anzitutto su se stesso. Silverstone lo ha detto, in qualifica. Lewis Hamilton, proveniente da una mitragliata di sverniciature sul giro secco subite dal compagno di squadra Leclerc, finalmente è riuscito a stargli davanti. E questo è un segnale bellissimo, perché vuol dire che, malgrado i quarant’anni, il giro secco non l’ha ancora perso. E poco importa che Charles si sia autoflagellato per l’errore commesso in extremis: stargli davanti, alla fine, è sempre un bell’andare.
Hamilton deve provare a ripartire
Sì, Lewis Hamilton deve provare a ripartire. Ad aggrapparsi a quegli ultimi giri di gara all’inseguimento, pur non coronato, di Hulkenberg. A quelle tornate a tutta che ancora una volta hanno commosso il loggione della pista più esigente, nobile e ricca d’heritage di un mondiale al 75esimo anno d’età.
Dodici corse disputate in Rosso, zero vittorie nei Gp lunghi e una sola nel Grampremietto della Cina, quasi inspiegabile, alla luce delle prestazioni seguenti della monoposto e, di conseguenza, del pilota. Dodici gare e una prova d’orgoglio superata, a casa, davanti a chi l’ha visto fiorire e mai sfiorire, in diciannove presenze, sempre da protagonista. Sì, ma anche dodici gare ancora da disputare.
La battaglia, forse la prova più difficile della sua vita, ricomincia da qui, per lui. E, semplicemente, è quella di tornare a essere Lewis Hamilton. Un team leader, uno capace di staccare il compagno di squadra e di magnetizzare un’equipe pronta a sentire i suoi feedback, anziché a minimizzarli.
Silverstone punto di svolta per il 7 volte iridato?
Silverstone bagnata è stato un lavacro, un punto fermo, auspicabilmente un punto di svolta. Lo scadere del primo quarto del ricchissimo contratto biennale che lo lega alla Ferrari.
Da qui in poi, dovrà sciogliere l’odioso paradosso, quello di aver meno punti nell’anno in cui prende più milioni di dollari, non il doppio di Leclerc ma una cifra allarmantemente tosta e a oggi non baciata né dalla competitività della SF-25 né dalla comparazione delle prestazioni con Charles, Silverstone a parte, appunto.
E allora forza, Lewis. Come si dice nella boxe, ora che sei uscito dall’angolo tirando qualche bel diretto, continua così. Stringi i denti, tira fuori tutto te stesso e prova a ricostruire questo dannatissimo e difficilissimo match. Forse l’ultimo della tua carriera, aperto ancora a qualsiasi finale possibile, in chiave 2026.
No, ormai non è più solo questione di vincere l’ottavo titolo, ma di mostrare e dimostrare al mondo come un campionissimo è capace di scrivere i capitoli finali di una carriera luminosa. Silverstone 2025 è un indizio grosso che potrebbe dare la prova: Lewis Hamilton, dentro di sé, ha ancora tanto, tutto per provare a vincere una sfida diventata molto più globale, esistenziale e speciale di quella, semplice e solo aritmetica, di vincere l’ottavo mondiale.
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