Cadillac al GP Miami: la prima (di tante) in casa

Quarta gara di sempre, la prima in casa: Cadillac al GP Miami affronta per la prima volta una tappa sul suo territorio, con l'augurio di diventare presto protagonista
Cadillac al GP Miami: la prima (di tante) in casa
© Account Instagram @cadillacf1

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 29 aprile 2026, 08:02 (Aggiornato il 29 aprile 2026, 07:37)

Per gli americani, essere rappresentati è importante. E sentirsi rappresentati lo è ancora di più, nella loro visione spesso geocentrica degli Stati Uniti, con quel concetto dell'eccezionalismo americano di cui tanti dall'altra parte dell'Oceano Atlantico vanno fieri. Senza farla scivolare su temi inutilmente nazionalistici, il tema ci riporta ad una Formula 1 sempre più americana ed americanizzata, sia per il numero di eventi (tre) che per le modalità dello "show".

In questo contesto è quasi naturale che la Cadillac abbia deciso di puntare sul Circus, divenendo il secondo team a Stelle e Strisce dopo la Haas a correre in F1. Ed il GP Miami, per la compagine di General Motors, sarà la prima tappa di casa della sua storia.

Tifo USA in F1: Haas o Cadillac?

La prima di tante, occorre subito chiarire. Perché Cadillac sbarca in F1 con una visione giustamente a lungo termine del progetto, in cui il debutto come squadra è solo la prima parte della faccenda. Perché il gruppo General Motors, non è un mistero, sta lavorando ad un proprio motore, quello che renderà (indicativamente verso fine decennio) Cadillac un costruttore a tutti gli effetti.

Fa parte della visione dell'unico marchio d'auto statunitense che compete nel Circus: perché anche la Haas è americana, ma viene dal mercato delle macchine utensili e non delle automobili. Difficile dire chi dei due sia più rappresentativo per il popolo americano, fermo restando che il pubblico è piuttosto eterogeneo e trasversale in questa epoca della Formula 1.

USA in F1: le differenze tra Haas e Cadillac

Cadillac, comunque, sulla F1 punta molto e punta forte. Haas probabilmente rappresenta di più il "sogno americano" in senso stretto, per il tentativo di gettarsi in una F1 che nel 2016 non offriva garanzie nè tecniche (oggi c'è la galleria del vento utilizzabile ad handicap in base ai risultati sportivi) né economiche, dal momento che dieci anni fa non c'era ancora il budget cap a mettere un freno ai colossi della categoria, rispetto ai quali ovviamente in questi anni la forbice delle possibilità di spesa si è ridotta fino quasi ad appianarsi.

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