Nel segno di Schumi: da Monza 1996 a Monza 2006, dentro ad un'epopea

Undici stagioni in Ferrari per Michael Schumacher, sconfitte e soprattutto vittorie dentro un periodo collocabile tra la prima e l'ultima Monza da ferrarista
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Nel segno di Schumi: da Monza 1996 a Monza 2006, dentro ad un'epopea
© Ferrari

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 1 settembre 2026, 17:57

Fu un'epopea, nel senso più letterale del termine. Nella quale esserci era un onore, sia vista da dentro che da fuori. Perché l'esserci offriva l'occasione di cogliere le spigolature che restavano sulla scia della grande trama, della narrazione delle vittorie e delle sconfitte in quel decennio che avrebbe rappresentato una fetta indimenticabile dell'esistenza per chiunque ne fosse stato testimone.

Era l'epopea di Michael Schumacher alla Ferrari, delizia per chi lavorò con e per lui, delizia per chi per lui pianse e gioì, con Monza come centro apicale delle emozioni.

Da Monza 1996 a Monza 2006

Già, perché in qualche modo il rapporto con il pubblico, con il "suo" pubblico, per Michael Schumacher iniziò e finì a Monza. Non occorre essere fiscali, sulla prima e ultima gara: Melbourne 1996 la prima, San Paolo 2006 la seconda (poi sarebbe tornato, ma vestito dell'argento Mercedes). Eppure, da Monza a Monza, il cerchio si aprì e si chiuse, gli estremi di un contenitore dentro il quale ci stavano le fatiche e le sconfitte, ma poi pure le gioie e le vittorie di un'epoca irripetibile. Tutto da Monza a Monza, appunto: a Monza 1996, il suo primo GP Italia con i colori della Ferrari, Michael vinse e si prese il cuore dei ferraristi; dieci anni dopo sarebbe stato di nuovo lì, sul gradino più alto a godersi il pellegrinaggio sotto al podio, godendosi l'orchestra fatta di inno tedesco ed italiano, colonne sonore di un'epoca felice.

A Monza 1996 Schumi si era in qualche modo presentato: l'anno prima non tutti gli striscioni sapevano di benvenuto, ma un anno dopo gli scettici si erano già ricreduti. Monza 2006, invece, sapeva di congedo: e mentre la folla ancora faceva su e giù tra la Parabolica (all'epoca non ancora intitolata ad Alboreto) e la Prima Variante lui era lì, con un groppo in gola, ad annunciare il suo prossimo ritiro in conferenza stampa. Un tono inevitabilmente diverso da quello di dieci anni prima, quando in una conferenza stampa a suo modo ben più spensierata si era fatto scappare la gravidanza di Corinna, in quel settembre di trent'anni fa in attesa della loro primogenita Gina Maria (che sarebbe nata poi nel febbraio 1997).

Le cinque sinfonie in rosso a Monza

Furono due mondiali non vinti, quelli. Nel 1996 era utopistico pensare di farcela, per una Ferrari in forte ritardo tecnologico; nel 2006 il sogno sembrava realizzarsi, prima che lo stesso guasto che aveva fermato Alonso proprio a Monza (un motore ko) avrebbe presentato a Michael il conto con gli interessi un mese dopo, a Suzuka. Ma a Monza, quel giorno, si celebrava un'epopea che tanto avrebbe voluto concludersi con un lieto fine: e sovvengono alla mente i successi del 1998, le lacrime sciolte dalla tensione del 2000, le doppiette del 2002 e del 2004 dietro a Barrichello ed il 2003, fondamentale per tenere aperto il discorso iridato.

Successi trasformati in riti pagani, quando era l'ora di riversarsi sull'asfalto sempre caldo della Brianza. Scene di non trascurabile felicità. quando a Monza vinceva una Ferrari: per Michael i successi in rosso al Gran Premio d'Italia furono appunto cinque, e sarebbe ingiusto decretarne uno più bello di un altro.

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