Monza, 5 curiosità sul Tempio della Velocità

Cinque aneddoti che (forse) non conosci sul Gran Premio d’Italia a Monza, tra record di velocità, storia, Ferrari e i segreti di uno dei circuiti più iconici della F1
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Monza, 5 curiosità sul Tempio della Velocità
© Getty Images

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 1 settembre 2026, 12:47

Velocità, lunghi rettilinei, staccate al limite e soprattutto il calore inconfondibile dei tifosi del Cavallino Rampante: il Gran Premio d’Italia rappresenta da oltre un secolo uno degli appuntamenti più affascinanti del motorsport, tanto da far diventare l'Autodromo Nazionale di Monza un luogo iconico della Formula 1.

Ecco cinque curiosità sul Tempio della Velocità.

Costruito in appena 110 giorni

Pensando alle dimensioni e alla storia dell’Autodromo Nazionale Monza, il dato è ancora oggi sorprendente: per completare la costruzione del circuito furono necessari appena 110 giorni. I lavori iniziarono nel maggio del 1922 e procedettero a ritmi impressionanti, fino all’inaugurazione avvenuta nel settembre dello stesso anno.

Monza diventò così il terzo circuito permanente costruito al mondo, dopo Brooklands, in Gran Bretagna, e Indianapolis, negli Stati Uniti. A più di un secolo di distanza, l’Autodromo continua a essere uno dei luoghi simbolo del motorsport internazionale e uno degli appuntamenti più riconoscibili del calendario di Formula 1.

Il GP d’Italia ha lasciato Monza una sola volta

Il legame tra Monza e il Gran Premio d’Italia è talmente forte che è difficile immaginare l’uno senza l’altro. Dalla nascita del Mondiale di Formula 1 nel 1950, infatti, il circuito brianzolo ha ospitato il GP d’Italia praticamente in ogni stagione.

C’è stata una sola eccezione: il 1980, quando la gara venne disputata a Imola. Già dall’anno successivo il Gran Premio d’Italia tornò a Monza, confermando un legame che continua ancora oggi e che rende il circuito uno dei punti fermi della storia della Formula 1.

Montoya, oltre 372 km/h nel Tempio della Velocità

Monza non si chiama “Tempio della Velocità” per caso. Nel 2005 Juan Pablo Montoya, al volante della McLaren, superò i 372 km/h, facendo registrare uno dei picchi di velocità più impressionanti nella storia della Formula 1.

Un dato impressionante che rende bene l’idea delle caratteristiche uniche del circuito brianzolo.

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