La Monza di Antonelli: mi mandano Ascari e Scarfiotti!

Pubblicato il 31 agosto 2026, 09:08 (Aggiornato il 1 set 2026 alle 10:01)
A certe suggestioni, a certe sensazioni, la stragrande maggioranza degli attuali appassionati non è abituata. Né quella più giovane, né buona parte di quella matura: perché per ricordare Ludovico Scarfiotti vittorioso a Monza 1966 tocca scomodare un'epoca lontana, di cui in pochi possono dire di avere un nitido ricordo. Sono passate sei decadi, e questo fa capire quanto sia insolito parlare di un italiano capace di vincere il Gran Premio d'Italia a Monza. E chissà se per Andrea Kimi Antonelli fa lo stesso effetto.
Da Ascari e Scarfiotti ad Antonelli
Di italiani vittoriosi al GP Italia ce ne sono stati solamente tre: Nino Farina, Alberto Ascari e Ludovico Scarfiotti. Se si pensa che gli iridati italiani in F1 sono solamente due (Farina e Ascari), ecco che il dato offre la complessità dell'evento: vincere a Monza, per un italiano, è difficile quasi quanto diventare campione del mondo. Da 73 anni Ascari aspetta un erede sul trono iridato, da 60 Scarfiotti ne attende uno su quello di Monza: chissà se sarà l'anno buono, dopo questi decenni di attesa in cui i vari Patrese e Alboreto, gli unici italiani vice-campioni dopo Ascari, ci hanno provato ma mancando l'obiettivo sia nell'uno che nell'altro tentativo.
Del tutto particolare il caso di Elio De Angelis, vittorioso sì in suolo italiano (Imola 1985), ma in quello che valeva come Gran Premio di San Marino.
Tra la Rossa e Andrea Kimi
Suggestioni, appunto. Immaginare Antonelli sul gradino più alto di Monza, scenario comunque difficile in virtù della sanzione in griglia che il bolognese dovrà scontare a causa della sostituzione del motore (rotazione già decisa in casa Mercedes), resta un'idea sospesa, così come vederlo campione a fine anno: la possibilità c'è, ma mancano ancora tante gare per tramutare il sogno in realtà. Occorre restare ancorati ai fatti reali dell'esistenza, e pensare ad una Monza che sarà divisa tra l'intramontabile passione Ferrari e la simpatia naturale che suscita questo 20enne di belle speranze, il quale sta riportando in alto il tricolore alla voce "piloti" in un modo in cui non eravamo mai stati abituati.
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