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Peter Bonnington, l'emozione di un podio: Schumi, Hamilton e Antonelli, tra passato e futuro

Pubblicato il 17 marzo 2026, 14:06 (Aggiornato il 17 marzo 2026, 14:15)
Dopo aver lavorato al fianco di un campione così affermato, con Hamilton è stato più facile collaborare ed insieme hanno costruito un impero. Ma ogni cosa ha il suo tempo, ed anziché seguire Lewis a Maranello (dove comunque c'era Riccardo Adami) ha raccolto la sfida di lavorare non un campione già affermato, bensì con un talento di belle speranze: Antonelli era un diamante grezzo, per certi versi lo è tutt'ora, e Bono ha raccolto la sfida con stimoli e virtù rinnovate. Bonnington, nel riflettere se dare subito una chance ad Andrea Kimi, per Toto Wolff è stato un punto saldo da cui partire. Senza di lui, c'è da scommettere che lo svezzamento del classe 2006 sarebbe stato certamente più complicato.
Michael, Lewis, Andrea Kimi
La calma olimpica di Peter, anche nei momenti di maggior pathos agonistico, era linfa vitale per Hamilton: il più delle volte, era Bonnington a trasmettere lui calma e lucidità nei momenti decisivi, quando magari Lewis si struggeva nell'idea che fosse stata sbagliata la chiamata ad un pit-stop. Questa calma, questa serenità, oggi se le ritrova Antonelli in cuffia, istruito e guidato da uno degli ingegneri di pista più preparati del Circus. Un ingegnere che ha meritato una giornata del genere, a metà tra passato e futuro: Hamilton resta nel suo cuore per ciò che hanno vissuto insieme, e per questo sono comprensibili pure i lapsus di Wolff, che dice dopo il GP Cina: "Oggi avevamo tre nostri piloti sul podio...".
Bono, il podio di Shanghai, l'ha definito "la reunion di una band": citofonare ad Andrea Stella per sapere cosa abbia provato il giorno in cui, a Valencia 2012, lo hanno fatto salire sul podio con Alonso, Raikkonen e Schumacher, i tre campioni del mondo con cui ha lavorato alla Ferrari. "Io l'esperienza, lui la giovinezza", dice ancora Peter di Antonelli, consapevole che quello di Shanghai è stato solo il primo passo. Il futuro appare roseo, a patto di continuare a lavorare: perché è il lavoro che nobilita il talento, ma è il talento la base di certe storie. Quel talento che Andrea Kimi ha, giura Bono: "Ha quel decimo, quei due decimi in più. Come lo avevano Michael e Lewis". Un'investitura non da poco: parola di chi ha lavorato con loro.
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