Problemi al GP di Cina 2026: torna il fantasma di Indianapolis

Vetture ferme prima del via e ritiri inaspettati in Cina: la F1 torna a interrogarsi su affidabilità e sicurezza, come accadde a Indianapolis 2005

Problemi al GP di Cina 2026: torna il fantasma di Indianapolis
© McLaren

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 16 marzo 2026, 15:01

Il ritiro delle squadre Michelin

La situazione precipitò rapidamente. Nelle ore precedenti al Gran Premio si susseguirono riunioni e trattative tra FIA, team e organizzatori. Tra le possibili soluzioni si parlò persino di installare una chicane provvisoria nella famigerata curva 13 per ridurre le sollecitazioni sugli pneumatici. Tuttavia non si riuscì a trovare un accordo condiviso.

Alla fine le sette squadre equipaggiate con pneumatici Michelin non presero parte alla gara. Le vetture completarono il giro di formazione e poi rientrarono tutte ai box, lasciando in pista solo le monoposto dei team gommati Bridgestone.

Così, quando si spensero i semafori, al via del Gran Premio degli Stati Uniti c’erano appena sei vetture: le Ferrari di Michael Schumacher e Rubens Barrichello, le Jordan-Toyota di Tiago Monteiro e Narain Karthikeyan e le Minardi-Cosworth di Christijan Albers e Patrick Friesacher.

Tra i primi a spiegare la decisione dei team fu Flavio Briatore, all’epoca team principal della Renault. Il manager italiano raccontò di aver ricevuto una comunicazione ufficiale da Michelin in cui si sconsigliava categoricamente l’utilizzo di quegli pneumatici per motivi di sicurezza. Senza una modifica del tracciato, correre sarebbe stato troppo rischioso.

Sugli spalti, la reazione del pubblico fu durissima. I tifosi, increduli per quanto stava accadendo, fischiarono a lungo e in alcuni casi arrivarono persino a lanciare oggetti verso la pista per manifestare la propria frustrazione.

Una gara surreale

La corsa, inevitabilmente, fu priva di vera competizione. Le due Ferrari dominarono senza difficoltà e tagliarono il traguardo in prima e seconda posizione con Michael Schumacher davanti a Barrichello. L’unico momento degno di nota fu proprio un breve duello tra i due ferraristi dopo una sosta ai box.

Alle loro spalle arrivò Tiago Monteiro con la Jordan, conquistando quello che sarebbe rimasto l’unico podio della sua carriera in Formula 1. Completavano la classifica Narain Karthikeyan e le due Minardi di Albers e Friesacher.

Il podio fu uno dei momenti più surreali dell’intero weekend: Schumacher e Barrichello evitarono celebrazioni eccessive in segno di rispetto verso il pubblico deluso, mentre Monteiro non nascose la propria emozione per un risultato tanto inatteso quanto irripetibile.

Le conseguenze

Dopo il caos di Indianapolis, Michelin si assunse pubblicamente la responsabilità dell’accaduto. La casa francese decise di rimborsare integralmente il costo dei biglietti agli spettatori e offrì circa 20.000 ingressi gratuiti per l’edizione successiva della gara. L’operazione, costata circa dieci milioni di euro, contribuì anche a evitare pesanti sanzioni sportive per le squadre coinvolte.

Quell’episodio ebbe comunque conseguenze profonde. Nel 2006 Michelin lasciò la Formula 1 e la FIA decise di introdurre un fornitore unico di pneumatici per tutte le squadre, una scelta motivata anche dalla volontà di evitare situazioni simili in futuro.

La Formula 1 continuò a correre a Indianapolis fino al 2007, per poi tornare negli Stati Uniti solo nel 2012 con il nuovo circuito di Austin.

Sicurezza e affidabilità: una lezione che resta attuale

Guardando a quanto accaduto in Cina nel 2026, è impossibile non pensare a quella giornata del 2005. Le circostanze sono diverse, ma il principio resta lo stesso: in Formula 1 sicurezza e affidabilità vengono prima di tutto.

Ogni rivoluzione tecnica, come il nuovo regolamento entrato in vigore quest’anno, comporta inevitabilmente una fase di adattamento. A volte emergono problemi imprevisti, altre volte sono proprio le squadre a dover rivedere soluzioni troppo azzardate.

Indianapolis dimostra quanto possa essere fragile l’equilibrio tra prestazione e sicurezza. E se oggi la Formula 1 è molto più attenta alla gestione dei rischi, è anche grazie alle lezioni, spesso dure, lasciate da episodi come quello.

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