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Ferrari SF-26, il gioiello che non ti aspetti: il gusto di vincere a Barcellona

Pubblicato il 15 giugno 2026, 09:19 (Aggiornato il 15 giugno 2026, 07:28)
Quando è nata, le paure si scontravano con le speranze, lo scetticismo si contrapponeva al desiderio di sorpresa. Non era facile, nascere come è nata la Ferrari SF-26: c'era da cancellare la memoria della derelitta e mai rimpianta SF-25, c'era un carico di aspettative che pesava, come sempre pesano alla vigilia le stagioni del dentro o fuori.
Hamilton re, SF-26 regina
Valeva, innanzitutto, per Lewis Hamilton. E l'antifona aveva già preso una brutta piega, mentre Leclerc provava ad interpretare meglio anche questo ciclo regolamentare. Era però un Lewis Hamilton diverso sin dall'inizio, perché diversa era questa SF-26; "ha il mio DNA", diceva un Hamilton mentre raccontava delle buone sensazioni che vedeva e avvertiva solo lui.
Gli erano piaciute da subito, queste nuove F1, contorte sì nella loro ripartizione tra termico ed elettrico, ma più affini al suo stile di guida quando si tratta di affrontare una curva, frenare o mettere a terra la potenza. E dai freni è partita questa rinascita, del pilota ed a questo punto anche della macchina: perché se Lewis è stato il re di Barcellona 2026, la SF-26 è stata la sua regina.
Che balzo in avanti con il pacchetto evolutivo
Il balzo in avanti compiuto dalla Ferrari, con il pacchetto evolutivo introdotto al Montmelò, è stato pazzesco. Soprattutto sottolineando il deficit di motore, di questo 067/6 che, ad oggi, sembra essere l'unico vero freno alle ambizioni iridate della Rossa. Non è un freno da poco, in questa F1 in cui il motore è centrale; ma a suon di parlare di motore termico, ADUO, batterie e ricarica, ci si scorda che la F1 è fatta, o meglio è ancora fatta, di meccanica, di sospensioni, di freni e di aerodinamica.
Ed il telaio della SF-26, dopo aver in parte deluso a Monaco, si è preso con gli interessi un successo che ha del clamoroso, perché arrivato su una delle piste più indicative del mondiale. A Barcellona la Rossa non vinceva dal 2013, con Alonso; anche quell'anno non vinse il mondiale, perché poi la Rossa perse terreno con gli sviluppi e soprattutto non interpretò al meglio le gomme che Pirelli modificò in corso d'opera.
Imperativo: continuare così
Questo è ciò che non deve fare la Ferrari di oggi: perdersi. Perché la direzione è giusta, resta solo da imboccarla con animo rinvigorito: la SF-26, almeno nei curvoni catalani, aveva le sembianze del gioiellino che sopprime il deficit di motore e che si esalta, battendo niente meno che la Mercedes W17, alla prima sconfitta stagionale in un GP domenicale.
Era nuova sostanzialmente in tutto, la Rossa: nel fondo in ogni sua parte, nell'ala, nel diffusore e persino nelle pance. Con questo pacchetto la Ferrari ha trovato carico in più, ma è stato un carico "efficiente": cioè è migliorato nel rapporto tra carico e resistenza.
Anche l'anteriore è parso trarne benefici: un anteriore forte non serve solo per dare precisione all'avantreno e aumentare il carico assoluto, ma anche ad avere più forza in frenata e, all'occorrenza, poter carica un filo in più il posteriore. Poi, c'è il consueto lavoro sugli assetti: bravi lì gli ingegneri a dare una direzione ad Hamilton, che sembrava perso anche dopo le FP3.
Il gusto di vincere a Barcellona
Qui non parliamo di piloti, ma di macchina. Con quei valori di deportanza, anche il consumo delle gomme ne ha tratto benefici: poi ci è voluto il guanto di seta di Hamilton, che nell'ultimo stint, l'unico fatto nelle condizioni più vicine ai due Mercedes, letteralmente volava, anche più di Leclerc.
Ma non è questione di piloti, appunto: da tempo non si vedeva una Rossa così dominante al Montmelò, il che è una grande notizia per Maranello. Ora, l'unica cosa da fare è continuare così: questo mondiale potrebbe trasformarsi in una lunga storia.
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