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Toyota, il "gaman" e la forza di reagire: è di nuovo regina a Le Mans

Pubblicato il 14 giugno 2026, 18:46 (Aggiornato il 16 giu 2026 alle 11:56)
Loro sono così. Non parlano, ma fanno. E se non basta, magari tengono per sè la delusione e si preparano alla sfida successiva. Solitamente, il lamento non è contemplato nella cultura giapponese. Tendono a tenersi dentro le cose, e quando possibile rispondono con i fatti. In Giappone lo chiamano "gaman", un concetto un po' più profondo di "pazienza" o "resistenza": esprime prevalentemente l'idea di sopportare le avversità, il dolore o le ingiustizie con dignità, compostezza e grazia.
E la Toyota, in pieno stile giapponese, lo ha fatto; non era contenta di come fossero andate le ultime due stagioni, ma ha sopportato e infine rilanciato. E questa vittoria è figlia di quella mentalità, tramutata poi nello sforzo collettivo della TR010 Hybrid, nuova regina alla 24 Ore di Le Mans.
Nuovo vigore per la LMH giapponese
Le ultime due stagioni avevano messo alla prova anche la loro pazienza, pardon il loro "gaman": perché c'erano stati spifferi di malcontento da parte della Toyota, anche se a dirla tutta più dalla sua anima europea, che c'è e non abbandona una squadra che da anni opera a Colonia. Però, il lato zen ha preso il sopravvento: e dopo essere rimasti per la prima volta dopo anni senza titoli iridati e senza Le Mans, hanno lavorato sodo per ridare brio ad un progetto, quello della GR010 Hybrid, che era partito fortissimo ma che si era poi piano piano affievolito nel suo vigore e nella sua validità tecnica, un po' per sopraggiunto limite di crescita ed un po' per la concorrenza. A cominciare da quella Ferrari che, insieme all'estro italiano, quest'anno sta mostrando anche lei uno spirito da "gaman": perché la 499P è la più vecchia della griglia, ma forse non è nemmeno aiutata da un BoP che si presume ultimamente non sia stato benevolo né con la Toyota nè con il Cavallino.
Primi indizi già da Imola
I giapponesi però, che la loro Hypercar l'avevano fatta debuttare un anno prima della Ferrari, hanno agito, proprio perché il loro modello era ancora più "anziano". Ed hanno avuto ragione subito, imponendosi in una 6 Ore di Imola che oggi suona tanto come un avvertimento di linfa nuova, mentre Spa, sempre col senno del poi, sa tanto di appuntamento "sacrificato". Voleva innanzitutto tornare a vincere a Le Mans, la Toyota, e lo ha fatto dopo quattro anni; così adesso può guardare avanti, a quei titoli iridati che l'anno scorso le sono sfuggiti ma che oggi tornano tremendamente appetitosi, dopo un'edizione 2026 vinta per la fama ma utilissima pure in chiave iridata, perché tanti punti (col suo doppio punteggio) ha lasciato in eredità nelle casse dei giapponesi.
L'immagine di Le Mans 2026
La Toyota questa Le Mans l'ha vinta per come ha lavorato sulla vettura, ma soprattutto per come ha aggredito questa corsa. La "fame" la si è vista nel coraggio di azzardare con le strategie, nella perentorietà con cui, nel corso della 21^ ora, prima Hartley e poi De Vries si sono "mangiati" la Cadillac n.12, a lungo al comando. Mancavano circa tre ore e mezzo in quel momento, ancora un'eternità; ne sa qualcosa chi a Le Mans, esattamente 10 anni fa, aveva perso la corsa a tre minuti dalla fine. Non era finita lì la gara, ma quello è stato un momento fondamentale, un passaggio degno di nota e soprattutto la fotografia migliore di questa edizione: quando Nyck ha incrociato su Nato, si è capito quanto fino a quel momento Toyota avesse semplicemente atteso il suo momento.
Imola era stata bella da raccontare con la metafora del kintsugi, l'arte di riparare le cose con l'oro: perché solo in Giappone i difetti diventano bellezza. La GR010 Hybrid, tanto bella e vincente, aveva dovuto riparare le sue crepe, oggi "dorate" a vedere dove hanno portato questa TR010 Hybrid rinnovata in tanti aspetti. A Le Mans però, ha vinto il "gaman": mantenere compostezza e dignità di fronte alle ferite sportive, mentre dietro le quinte si lavorava per tornare. E sì: sono le vittorie più belle.
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