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Hamilton ha le idee chiare sul ritiro (e anche sul simulatore)

Pubblicato il 22 maggio 2026, 08:59
C’è altro che la SF-26 può mettere in pista rispetto a quanto ha prodotto a Miami. È l’obiettivo che si prefigge la Ferrari nel fine settimana di Montreal, un’altra Sprint e con le incognite del meteo ad aprire possibilità da cogliere, in un quadro che vede Mercedes logica favorita e con i primi, importanti sviluppi in arrivo.
Hamilton dice a chiare lettere quel che è evidente a leggere con realismo la fase attuale del mondiale: ad Antonelli e Russell basterebbe la W17 delle prime 4 gare per presentarsi in Canada da favoriti (e di gran lunga) per la vittoria. Farlo con le novità tecniche sposta il tema sulla verifica del distacco che costruiranno sui rivali e sull'efficacia del loro lavoro di sviluppo. L’ordine dei valori? “Con l’aggiornamento di Miami vedremo probabilmente le Mercedes di nuovo al top, le McLaren saranno davanti e penso che noi ci troviamo al livello di McLaren e Red Bull. Vedremo in pista quale sarà l’ordine. Mercedes porterà un grande aggiornamento ma anche senza, nell’ultima gara, erano molto veloci. Concentriamoci su noi stessi e sull’ottimizzare quello che abbiamo e ottenere il miglior risultato possibile”, così Lewis Hamilton alla vigilia della giornata di libere e Qualifica Sprint.
Hamilton: si può fare di più con questa SF-26
“Penso e spero che sia un week end migliore, abbiamo imparato molte cose dalle prime gare e dall’ultima in particolare. C’è stato tantissimo lavoro da parte del team e sono grato a tutti quanti in fabbrica, abbiamo sistemato l’approccio e i vari processi nella speranza di poter estrarre di più da quello che è il potenziale della macchina. Pensiamo ce ne sia di più ma dobbiamo esser realisti sulla nostra posizione attuale rispetto alla Mercedes. Può comunque succedere di tutto”.
Se un anno fa verso Montreal il clima in Ferrari divenne caldo per le oggettive valutazioni della stampa sull’operato dell’area tecnica, oggi in Canada è il tema del mercato ad affacciarsi sulla Scuderia e, in particolare, sul futuro di Hamilton. Dopo Miami non sono mancate le voci di chi ha suggerito a Lewis il momento di appendere il casco al chiodo e di una possibilità che l’inglese starebbe valutando.
Ritiro a fine anno o ancora in F1?
Sta pensando al proprio futuro Hamilton, ne parla e lo ammette, ma non nel senso di un addio. Tutt’altro: “Ho ancora un contratto ed è tutto chiaro al 100%. Sono ancora concentrato, motivato e continuo ad amare quel che faccio con tutto il cuore. Penso che sarò qui ancora per molto tempo.
Ci sono tante persone che stanno cercando di farmi ritirare ma non è lontanamente nei miei pensieri. Sto pensando a quel che mi attende e programmando i prossimi 5 anni, proverò a restare qui ancora per un bel po’ di tempo”.
Qui e ora è il Canada e il fine settimana nel quale provare a tornare alla forma vista in Cina, il punto migliore di questo buon inizio di stagione, al netto delle ultime due gare opache e condizionata, Miami, dai danni alla monoposto al primo giro.
L'utilità del lavoro al simulatore per Lewis
Torna a parlare del simulatore e il preambolo, dopo le dichiarazioni rese al termine della gara in Florida, è un tessere le lodi dello strumento Ferrari. A Miami disse che non avrebbe usato il simulatore per preparare la gara in Canada perché era mancata la correlazione tra assetti simulati e realtà. Parole estrapolate da un contesto, di un lavoro in pista limitato nel tempo nel format Sprint, completato dal poco tempo a disposizione per apportare modifiche profonde alle regolazioni della monoposto, parole che divennero un “non userò più il simulatore Ferrari”. Altro era il senso delle parole di Lewis.
“Nel preparare questa gara non ho lavorato al simulatore, che è incredibile, quello della Ferrari è straordinario per lavorarci ed è il migliore che abbia mai visto. È il miglior gruppo di persone con cui lavorare. È uno strumento potentissimo e che continuiamo a sviluppare. Da quando ci sono io penso d’aver dato input importanti sulle simulazioni. Stiamo migliorando.
Ho provato il primo simulatore nel 1997 e da allora lo strumento si è evoluto tantissimo. Alla McLaren lo usavo spesso, poi a un certo punto smetti di imparare da quel tipo di lavoro e in Mercedes erano abbastanza indietro con il simulatore, lo usavamo raramente. Nel 2020-2021 abbiamo iniziato a usarlo di più e solo una volta, nella mia carriera, l’assetto provato era esattamente quello che ho portato in qualifica e che mi ha permesso di fare la pole. Credo fosse nel 2012 a SIngapore o qualcosa del genere. Le altre a volte non è uno strumento perfetto.
Dall’anno scorso l’ho usato ogni settimana e spesso, dopo tutto il lavoro che fai, trovi un assetto con cui sei a tuo agio ma in pista devi cambiare tutto. Ho deciso che al momento lascerò perdere il simulatore e mi concentrerò di più sui dettagli e sui dati. Abbiamo esaminato il bilanciamento sulle curve, quello meccanico, come usare i freni, questo ha portato un ottimo lavoro di integrazione dei dati con gli ingeneri. Sicuramente tornerò a usare il simulatore in alcuni appuntamenti in particolare ma negli ultimi 5-6 mesi il lavoro che ho fatto sulla correlazione non è corrisposto totalmente in pista. In Cina non l’ho usato ed è stato il mio week end migliore”.
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