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GP Azerbaijan: le domande del lunedì
L'undercut di Piastri, l'ala posteriore McLaren, la cautela della Ferrari nonché l'utilizzo della gomma dura: tutti temi caldi dopo Baku, pista che ha certificato il sorpasso nel Costruttori della McLaren ai danni della Red Bull

Pubblicato il 16 settembre 2024, 13:02
McLaren: quanto c’è di Piastri in questa vittoria?
Moltissimo. La McLaren è certamente una grande macchina, la migliore nel complesso. Ma non era scontato, e non c’è uniformità di giudizio, che lo fosse anche a Baku, aspetto che probabilmente fa aumentare i rimpianti della Ferrari per un Gran Premio d’Azerbaijan che sembra stregato per il Cavallino Rampante.
La McLaren e Piastri hanno probabilmente vinto perché sono stati aggressivi al punto giusto, hanno avuto un quadro della situazione più chiaro rispetto alla Ferrari, e sono stati più bravi a “portare” la gara ad un ritmo e ad una condizione più congeniale a loro. In soldoni, sono riusciti a fare a Baku ciò che non erano riusciti a fare a Monza, dove invece l’indecisione del box color papaya aveva favorito il successo della Ferrari.
Parlando della macchina, ha colpito la velocità della MCL38 sul dritto, ma bisogna sottolineare una cosa: sabato in qualifica Piastri era risultato addirittura il più lento di tutti sul lungo rettilineo. Ad assetti bloccati, come ha fatto la McLaren a trovare quella velocità? Le risposte possono essere varie, ciò che è certo è che è stato certamente un insieme di fattori. In primis, in gara si viaggia con molta più benzina che in qualifica, e questo cambia l’altezza da terra: in questo ciclo tecnico, ogni millimetro ha la sua importanza. Aggiungiamoci che in qualifica tutti vanno a Drs aperto, e McLaren su questo lato, pur essendo migliorata molto, lascia ancora qualche chilometro orario per strada rispetto alla concorrenza quando va ad aprire l’ala mobile. Ancora, la MCL38 era leggermente più carica dal punto di vista aerodinamico rispetto alla Ferrari, e questo faceva una grande differenza soprattutto in uscita dalla 16, la curva che immette nel lunghissimo tratto finale da fare in pieno: se esci più forte dalla curva, fai meno strada prima di arrivare alla velocità di punta massima. Non ultimo, a corredo di quanto elencato prima, la gestione dell’ibrido del motore: le modalità di erogazione tra qualifica e gara sono diverse, e da questo punto di vista la Pu Mercedes è sempre stata piuttosto forte nell’erogazione nelle marce basse, oltre a disporre di una buona gestione dell’energia aggiuntiva fino in fondo ai rettilinei. Mettiamoci pure quell’ala posteriore che si “apriva” nel bordo inferiore del flap superiore, che portava la MCL38 ad essere la più lenta a Drs aperto ma tra le più veloci a Drs chiuso, anche se di questo ne parliamo a parte.
Oltre alla tecnica, c’è stato il manico del pilota. Un manico di classe, nel caso di Piastri. Il quale ha subito capito che per vincere la corsa avrebbe dovuto provare a mettersi davanti a Leclerc. “Se non lo avessi passato, Charles avrebbe vinto con un buon margine”, ha spiegato l’australiano. La certezza di Oscar arrivava dal primo stint: dopo averci provato, la sua gomma media non aveva tenuto e una volta perso il Drs non riusciva più a stare sui tempi della Ferrari. Allora ci ha provato subito dopo il pit-stop, ed è stata la mossa vincente: perché l’aria pulita dava grandi benefici, sia nella gestione delle gomme che nella possibilità di uscire forte dall’ultima curva, dando vantaggi sul dritto (altro elemento da aggiungere alla lista precedente sul perché, nonostante in qualifica Piastri fosse il più lento, in gara riuscisse ad essere così veloce in fondo al dritto).
Piastri e la McLaren, insomma, sono stati cinici e aggressivi al punto giusto. Fregandosene magari della gestione (loro, del resto, avevano in tempo reale i dati sulla hard che arrivavano dalla macchina di Norris) a costo di prendere la posizione in pista, reputata fondamentale per un corretto utilizzo dei pneumatici. Oscar invece è stato spietato nel buttarsi dentro in curva 1 al giro 20, quando un Leclerc ancora intento ad avere una “introduzione gentile” sul set di hard, ha lasciato la porta aperta. Un qualcosa di cui Charles, evidentemente, si è pentito dopo la gara.

Ala posteriore: è legale?
Fino a prova contraria, sì. Le verifiche tecniche non hanno riscontrato irregolarità, per cui ad oggi le ali della McLaren, sia anteriore che posteriore, sono da definirsi perfettamente legali. Vale a dire che gli avversari o portano altri elementi contro le soluzioni della MCL38 (ma quali?), oppure faranno meglio a studiare l’elasticità dei materiali molto bene, come hanno fatto a Woking.
Cosa succede, nello specifico, all’ala posteriore della McLaren? Succede che, quando l’ala mobile è chiusa, il flap superiore va leggermente ad aprirsi (confrontando le ali con Red Bull e Ferrari, sull’ala McLaren c’è molta più luce tra parte superiore ed inferiore dell’alettone nella parte centrale), diminuendo il carico e aumentando la velocità di punta. E’ così che la MCL38 passa da essere una delle più lente a Drs aperto ad essere una delle più veloci a Drs chiuso. Un’ala che flette in questo modo è certamente contro lo “spirito” del regolamento, ma sono discorsi che trovano il tempo che trovano: se in sede di verifica i delegati Fia non colgono un riscontro che possa far definire la soluzione irregolare, non c’è protesta che tenga. Sul piano della flessibilità delle ali, sia all’anteriore che al posteriore, la McLaren ha trovato una chiave che ad ora le fornisce un vantaggio chiaro, perché le permette di utilizzare assetti aerodinamici più carichi e di non perdere comunque terreno nelle velocità di punta.
Il tema tecnico della flessibilità delle ali è antico e certamente si riproporrà nelle prossime gare. Ciò che è certo, è che o la Federazione decide di aumentare i carichi verticali nelle verifiche statiche oppure Ferrari e Red Bull dovranno sbrigarsi a trovare una soluzione simile, perché quanto trovato da McLaren è un vantaggio che può fare la differenza. Ciò non significa che le ali flessibili siano la vera arma segreta di questa MCL38, ma in una griglia così compatta questa è una soluzione da non sottovalutare affatto.

Norris è ancora l’uomo di punta?
Diciamo che è ancora il pilota McLaren meglio piazzato in classifica. Poi, da qui a dire che è il vero “uomo di punta” della McLaren, ce ne passa. Anche perché pure negli scorsi GP il team ha dimostrato di non avere troppo a cuore i giochi di squadra, anzi di preferire la concessione di una libertà pressoché totale ai suoi piloti. Andrea Stella ci ha tenuto a chiarire che non devono più capitare episodi come alla Roggia a Monza, per il semplice motivo che un duello del genere ha portato la scuderia da avere una macchina in prima e seconda posizione ad averne una in testa e l’altra terza, dunque un peggioramento complessivo. Al di là di questo, sarà lotta libera.
Poi, bisogna dirlo, per essere uomo di punta uno deve dare garanzie che in questo momento Norris non sta dando, soprattutto sul piano mentale. E’ innegabile che Lando soffra di più quando la posta in gioco è al massimo livello; in altre occasioni, un po’ tipo ieri, corre in modo impeccabile: partiva 15° ed ha chiuso 4°, e davanti a Verstappen ci è arrivato senza aiut esternii. Solo che Piastri pare essersi svegliato e l’impressione è quella di stare ad assistere ad un graduale ribaltamento delle gerarchie: impossibile che in McLaren non abbiano notato il grado di maturazione dell’australiano, con il sospetto che inizino a credere pure a Woking che l’uomo del futuro per loro non venga dall’Inghilterra, ma dall’Australia. I punti in classifica, del resto, sono 254 per Norris e 222 per Piastri: 32 lunghezza di differenza a questo punto del campionato sono poche, considerando la differenza di esperienza che c’è tra i due (Lando ha due anni in più sulla carta d’identità ma quattro stagioni in più sulle spalle in F1). Per cui, non è detto che la McLaren a questo punto (mancano 7 GP) sia necessariamente costretta a scegliere su che cavallo puntare: non lo ha fatto prima quando il divario era maggiore, può darsi non lo faccia adesso di fronte ad una forbice che tra i due si sta accorciando.
Nel complesso Norris ha dalla sua una migliore gestione delle gomme nelle gare in cui questo aspetto è più critico, ma al tempo stesso Piastri sta portando avanti una crescita dalle prospettive interessanti. “Sono entusiasta per il futuro”, diceva trionfante Oscar dopo la gara. Chissà che non senta, dentro di sé, la forza per andare a prendersi i galloni di prima guida direttamente in pista nel prossimo futuro.
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