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Hadjar in Austria: "sono sempre stato competitivo qui in passato"

Pubblicato il 26 giugno 2025, 13:17
La Formula 1 torna nel cuore dell’Europa con il Gran Premio d’Austria sul circuito del Red Bull Ring. Per Isack Hadjar si tratta di una tappa speciale: il tracciato di Spielberg è infatti uno di quelli dove il francese ha ottenuto ottimi risultati nelle categorie propedeutiche. Il rookie della Racing Bulls arriva però da un fine settimana complicato in Canada, dove ha dovuto fare i conti con una monoposto poco performante sulle caratteristiche tecniche del circuito di Montréal.
Le difficoltà del Canada
Il weekend canadese ha messo in luce alcuni limiti della VCARB 02, specialmente in termini di gestione gomme. Lo stesso Hadjar lo ha ammesso nella conferenza stampa pre-Austria: “Sul giro secco è stato molto difficile guidare, ma in qualche modo siamo riusciti ad arrivare nel Q3”, ha dichiarato il francese, riflettendo su un sabato in cui ha comunque ottenuto un buon risultato in qualifica. Ma in gara le difficoltà sono aumentate: “Sulla lunga distanza diventa più difficile estrarre il massimo dalla vettura. Abbiamo sofferto di più rispetto agli altri team in termini di degrado gomme, soprattutto con la gomma media per via del graining”, ha spiegato Hadjar. “Ancora una volta i margini erano molto ristretti rispetto alle altre macchine del centro gruppo, solo che noi stavolta eravamo nella parte finale mentre di solito siamo davanti del centro gruppo”, ha concluso il pilota.
La VCARB 02 e i circuiti europei
Secondo Hadjar, le prestazioni opache in Canada non sono state una sorpresa. Il pilota ha infatti sottolineato come le caratteristiche della VCARB 02 siano più adatte ai circuiti europei, rispetto ai tracciati più tecnici: “Non è progettata per un circuito come Montréal, che è molto tecnico, ma per i circuiti europei più tradizionali questa monoposto riesce ad adattarsi meglio”, ha affermato. “Io sono sempre stato competitivo qui in passato ed è una pista che mi piace”, ha detto il francese, che però non nasconde come l’approdo in Formula 1 abbia cambiato la prospettiva: “Quando arrivi in F1 su una pista in cui sei stato in passato in altre categorie, è come se la pista fosse diversa: è molto più veloce”. Un’osservazione che evidenzia quanto il salto di categoria richieda un continuo processo di adattamento, anche su circuiti già conosciuti.
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