GP Australia: se Binotto fa più punti della Ferrari

Una Ferrari che ha fatto acqua da tutte le parti, tra prestazioni, strategia e guidabilità, si ritrova appena settima in classifica: ma è la performance della SF-25 a lasciare sgomenti

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 18 marzo 2025, 11:11

La sua Sauber che in un giorno fa più punti che in tutto il 2024, la sua Inter che gli regala una gioia che sa di scudetto, probabilmente mentre era già sul volo di ritorno verso l’Italia. E soprattutto, la sua Sauber che, da cliente, si mette dietro in classifica quella che le dà i motori, la Ferrari, che poi è soprattutto il suo passato. Chissà i sorrisi di Mattia Binotto, dopo la domenica di Melbourne, dietro ai suoi occhiali a montatura scura.

Piloti con poca fiducia nella macchina

Non c’è, probabilmente, voglia di rivalsa. O meglio: forse ci sarebbe, ma la Sauber non compete di certo contro la Ferrari in quest’annata che, al di là del colpaccio dell’Albert Park, si prospetta comunque difficile. Anche se quel post social, con Hulk davanti al box Ferrari, ha fatto discutere, Mattia Binotto guarda avanti, senza che noi dobbiamo per forza personalizzare un team. La Sauber non è solo Mattia Binotto: piuttosto, la Sauber è il sintomo delle domande che deve farsi la Ferrari, se dopo una gara si ritrova settima in campionato. Perché davanti non c’è solo la Sauber: ci sono pure la Williams e la Aston Martin a raccogliere più punti della Rossa. Una classifica ovviamente figlia delle circostanze, ma importante per sottolineare come la Ferrari di Melbourne abbia fatto acqua su tutti i fronti: prestazionale, strategico e pure i piloti, che restano i meno colpevoli, non sono stati comunque esenti da sbavature. McLaren, Mercedes e pure la Red Bull, con Verstappen, erano più veloci; ma Hamilton non è riuscito a passare Albon pur spendendo gran parte della gara dietro di lui, e questo non può non essere un campanello d’allarme, visto che Lewis non se la sentiva di rischiare: appena forzata, sentiva la macchina scivolargli dalle mani. Anche Leclerc, che pure è sembrato un passo in avanti a livello di fiducia, non ne aveva comunque troppa. 

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E' la prestazione il vero problema

E allora, anche quello della guidabilità della SF-25, sarà un tema da approfondire, perché concorre a fornire il quadro (negativo) della Ferrari di Melbourne. La strategia sbagliata è ovviamente un’aggravante, se persino Aston e Sauber hanno fatto meglio. Perché è passata solo una gara ed il taccuino degli orrori già si spreca: Leclerc che dice che nell’abitacolo c’è troppa acqua e gli rispondono “dev’essere acqua”, Hamilton rincuorato sul fatto che non dovrebbe più piovere e invece piove, sono momenti di ordinaria follia per una Ferrari il cui risveglio è stato brusco, nella prima gara di questo mondiale. Ma strategie e comunicazioni sono cose risolvibili: quello che è drammaticamente difficile, invece, è accettare l’idea che tra il giro 8 (primo senza safety car) ed il giro 33, tornata del botto di Alonso, la Ferrari girasse con un passo che le ha fatto rimediare qualcosa come 38” di ritardo dalla vetta. La media algebrica, spietata, parla di 1”5 circa di ritardo: se togliamo i primissimi giri, quando il traffico e gli spruzzi d’acqua vanno a rallentare chi è dietro, un ritardo medio veritiero potrebbe aggirarsi circa sull1”3 al giro. Roba grave, che ha confermato come la Rossa, dopo sabato, non avesse affatto puntato su un assetto da bagnato.

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Ferrari non all'altezza e con "previsioni" sbagliate

Nelle parole post Q3 di Leclerc c’è probabilmente la chiave dei guai Ferrari: “Sappiamo cosa abbiamo sacrificato”. Nel box rosso, almeno così dicono, hanno chiara la lettura. Questo suggerirebbe che non ci sono problemi di correlazione, peraltro già esclusi dopo i test; e allora? Magari la simulazione, con risultanze diverse dell’asfalto australiano: se metti dati sbagliati in ingresso, avrai per forza dati sbagliati in uscita. Si è parlato di una Ferrari costretta ad alzare il fondo: forse per proteggere il pattino da un consumo eccessivo? Non è da escludere, ma è solo una delle ipotesi. In generale, ciò che è certo è che dopo venerdì in Ferrari hanno preso una strada di assetto che non ha pagato: il busillis è capire quanto sia stato un errore di lettura e quanto una necessità, dopo aver compreso che la SF-25, a Melbourne, non fosse una coperta lunga come la MCL39 (ma non solo come la MCL39) e avesse bisogno di compromessi per provare a salvare i bilanci. Cina e Giappone aiuteranno moltissimo a capire. Una Ferrari evidentemente “non all’altezza”, un gioco di parole che ben si sposa con la questione delle altezze da terra, e con previsioni sbagliate, sia metereologiche che di pronostico: a Maranello non si aspettavano di certo un GP Australia del genere. Possiamo dire tante cose: era solo l'inizio, il mondiale è lungo, c'è la speranza che la SF-25 sia solo acerba e non deficitaria. Speranze, più che certezze. Ed è già qualcosa di inquietante.

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