2 ottobre 1977: Lauda campione con Ferrari e addio a Maranello

49 anni fa Niki Lauda conquistava il secondo Mondiale con la Ferrari a Watkins Glen. Sarà anche la sua ultima gara in Rosso. Al suo posto arriverà Gilles Villeneuve
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2 ottobre 1977: Lauda campione con Ferrari e addio a Maranello
© Ferrari Media

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 2 ottobre 2026, 12:35

Il 2 ottobre 1977 Niki Lauda conquista a Watkins Glen il suo secondo titolo mondiale di Formula 1. Lo fa al volante della Ferrari 312 T2, appena quattordici mesi dopo il terribile incidente del Nürburgring che aveva messo in pericolo la sua vita. È uno dei momenti più significativi della carriera dell’austriaco e della storia della Scuderia. Eppure, dietro quel quarto posto sufficiente per diventare campione, si nasconde un paradosso: quella negli Stati Uniti sarà anche l’ultima gara di Lauda con la Ferrari.

A Watkins Glen il Mondiale, in realtà, è ormai nelle mani dell’austriaco. Dopo il secondo posto ottenuto a Monza, gli basta un solo punto per rendere la classifica inattaccabile. Lauda arriva negli Stati Uniti forte di una stagione costruita soprattutto sulla continuità: tre vittorie, in Sudafrica, Germania e Olanda, ma soprattutto una lunga serie di piazzamenti che gli ha permesso di accumulare un margine enorme sugli inseguitori.

Sul circuito dello Stato di New York le condizioni sono insidiose. La pioggia rende l’asfalto difficile e Lauda non ha alcuna necessità di trasformare la domenica americana in una battaglia. Parte settimo e corre pensando prima di tutto al campionato. Davanti, James Hunt vince con la McLaren precedendo Mario Andretti e Jody Scheckter. La Ferrari dell'austriaco arriva quarta, a poco più di cento secondi dal vincitore. Sono tre punti, più di quanti gliene servano. Niki Lauda è campione del mondo per la seconda volta.

Il significato di quel titolo va però ben oltre i numeri. Un anno prima, il 1° agosto 1976, Lauda era rimasto intrappolato nella Ferrari in fiamme al Nürburgring. Era tornato a correre appena sei settimane dopo, a Monza, e aveva perso il Mondiale contro Hunt soltanto nell’ultima gara, al Fuji. Nel 1977 risponde nel modo che più gli appartiene: velocità, metodo, regolarità e gestione del rischio.

La Ferrari 312 T2 non domina ogni Gran Premio. La Lotus di Andretti è velocissima mentre Wolf, McLaren e le altre rivali riescono a imporsi in diverse occasioni. Lauda, però, sbaglia pochissimo. Al termine della stagione avrà 72 punti contro i 55 di Scheckter e i 47 di Andretti.

Un campione già lontano da Maranello

È qui che il 2 ottobre 1977 assume un significato particolare nella storia Ferrari. Mentre Lauda porta a Maranello il titolo Piloti, il suo rapporto con la Scuderia è già arrivato al capolinea.

Le tensioni con Enzo Ferrari e con la gestione della squadra si trascinano da tempo. La frattura diventa pubblica durante l’estate e, prima ancora che il Mondiale sia matematicamente conquistato, è ormai noto che Lauda lascerà Maranello per passare alla Brabham-Alfa Romeo di Bernie Ecclestone nel 1978. A settembre il futuro dell’austriaco viene pubblicamente associato alla squadra britannica.

È una separazione difficile da comprendere osservandola soltanto attraverso i risultati. In quattro stagioni Lauda ha contribuito in maniera decisiva alla rinascita della Ferrari in Formula 1. Arrivato a Maranello nel 1974, è diventato campione nel 1975, ha sfiorato il bis nel drammatico 1976 e nel 1977 ha riportato immediatamente il titolo Piloti a Maranello.

Ma Lauda e Ferrari sono anche due personalità incapaci di vivere a lungo in equilibrio. Il rapporto che aveva prodotto una delle combinazioni più efficaci della Formula 1 degli anni Settanta finisce così per consumarsi proprio mentre torna a vincere.

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