Antonelli e l'istinto del killer: "La pressione? Un'opportunità, non un peso"

Fuori dalla pista Andrea Kimi Antonelli resta fedele a se stesso, ma quando abbassa la visiera cambia tutto e prende il sopravvento l'istinto del pilota
https://www.google.com/preferences/source?q=autosprint.it, as
Antonelli e l'istinto del killer: "La pressione? Un'opportunità, non un peso"
© Getty Images

Debora FigoliDebora Figoli

Pubblicato il 5 agosto 2026, 15:04

Un paragone forte, ma che riesce a descrivere perfettamente la trasformazione mentale che avviene in un pilota quando arriva il momento di competere. Antonelli, infatti, ha spiegato come questo aspetto non sia sempre stato così naturale, ma sia stato costruito nel corso degli anni attraverso esperienza e crescita personale. "Da bambino, invece, in pista ero fin troppo buono. A volte lasciavo che la pressione mi distruggesse. Mi sembrava di deludere tutte le persone che avevano creduto in me".

La prima pole come cambio di prospettiva

La consacrazione definitiva arriva in Cina, con la conquista della sua prima pole position in Formula 1. Un risultato che non cambia il giudizio sulle sue qualità, già riconosciute da tempo, ma modifica la percezione esterna nei suoi confronti. Da quel momento Antonelli non è più soltanto il giovane talento del futuro: diventa ufficialmente un rivale, un pilota capace di contendere vittorie e risultati ai protagonisti della categoria. La sensazione vissuta dal pilota Mercedes, però, non è stata quella di un punto d'arrivo, bensì di un nuovo livello raggiunto.

"Ero molto felice. Anche sollevato. È come quando in un videogioco superi un livello. Quella prima pole ha rotto il ghiaccio, soprattutto nelle qualifiche. Da quel momento ho acquisito molta più fiducia per affrontare le sessioni successive". Un momento fondamentale nella crescita di Antonelli, che da quella gara in poi ha trovato una maggiore sicurezza nel proprio potenziale.

La pressione come opportunità e non come peso

Una serie di pole position e vittorie consecutive lo ha rapidamente inserito nella storia della Formula 1, permettendogli di raggiungere alcuni record importanti nonostante la giovane età. Ma il successo porta con sé anche una conseguenza inevitabile: la pressione. Una responsabilità ancora più grande considerando il suo ruolo di primo pilota italiano in testa al mondiale dopo l'ultimo campione del mondo italiano, 73 anni fa. Antonelli, però, ha imparato a interpretare questa pressione in modo diverso, trasformandola da ostacolo a motivazione.

Sfoglia le pagine per continuare a leggere (2/3).

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading