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I piloti ultima ruota del carro, l'appello di Lando Norris ad essere considerati di più

Chiara Rainis
Pubblicato il 3 agosto 2026, 09:16 (Aggiornato il 4 ago 2026 alle 09:18)
Quanto conta, oggi, il parere dei piloti di F1 sulla scelta della direzione da prendere per quanto riguarda i regolamenti tecnici? Probabilmente poco o niente. A meno di lamentele plateali come quelle di inizio stagione, per cui la FIA ha dovuto, in fretta e furia, trovare un modo per andare incontro alle loro esigenze, chi guida e anima le corse, non dà la sensazione di essere tenuto un granché in considerazione. Solitamente, quando si stabilisce una nuova normativa, a deciderla sono la Federazione Internazionale, la F1 Commission e le squadre, mentre i driver non vengono interpellati.
A nessuno sembra interessare il parere di coloro che poi dovranno mettere in pratica ciò che è scritto sulla carta, in quanto il metro di giudizio e di analisi non si basa sul rendere il compito di coloro che sono al volante più semplice e sicuro, bensì sulla necessità di garantire spettacolo, ovvero più sorpassi, non importa come e se figli di un pulsante e non della bravura nuda e cruda di chi li compie, e duelli ravvicinati, ovviamente il tutto con l’obiettivo di vendere il prodotto Circus alle televisioni di tutto il mondo e i biglietti d’ingresso ai tifosi a cifre esorbitanti.
Che sia giusto o no, dipende dalla prospettiva. Chiaramente per chi la serie la deve gestire più introiti ci sono, meglio è. Ma a questo punto ci si domanda, è solamente il dio denaro a comandare o esiste ancora un briciolo di romanticismo e di legame a quello che in principio era questa disciplina sportiva?
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