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Horner ridimensiona il lavoro di Mekies: "Ci vogliono mesi per vedere un cambiamento"

Chiara Rainis
Pubblicato il 10 luglio 2026, 09:21
Potremmo definirlo uno dei dirigenti più italiani dello schieramento, se non altro per il modo corretto e fluente con cui parla la nostra lingua. Entrato in F1 alla Arrows nei primi anni 2000, complice la chiusura della scuderia a fine 2002, Laurent Mekies è presto entrato nell’orbita dei team tricolore. Ingaggiato da Giancarlo Minardi nel 2003, il tecnico francese ha mantenuto il ruolo acquisito di ingegnere di pista quando la squadra di Faenza è stata rilevata dalla Red Bull e trasformata in Toro Rosso. Chiamato nel 2014 dalla FIA per svolgere i compiti di responsabile della sicurezza e vice direttore di gara, nel 2018 è tornato nel Bel Paese accettando l’offerta Ferrari di sporting director, prima di occuparsi altresì della performance e poi nuovo, nel 2024, riaccasarsi con la compagine faentina nel frattempo diventata Racing Bulls.
La sua storia sembrava essere quella, ma lo scandalo sessuale che parallelamente ha coinvolto Christian Horner, poi licenziato dalla Red Bull (era esattamente il 9 luglio di dodici mesi fa), ha cambiato il suo destino, portandolo sul muretto di Milton Keynes, dove tutt’ora siede, tra l’altro con discreto successo, malgrado le numerose uscite di scena, tra cui quella del talent scout Helmut Marko, andato in pensione, e dello storico progettista Adrian Newey, attualmente in carica all’Aston Martin. Dopo una iniziale fase di smarrimento per i tanti scossoni nell'organigramma, l’equipe britannica ha saputo reagire e sebbene sia ancora molto lontana da quella dei quattro titoli consecutivi targati Max Verstappen, si sta difendendo bene quale quarta forza in griglia.
Horner è tornato, tra stoccate a Mekies e autoesaltazione
Riapparso nel paddock di Silverstone a un anno di distanza dal suo allontanamento Chris ha subito fatto parlare di sé e di un suo possibile nuovo incarico nella massima serie.
Curiosamente, la sua prima volta bis, si è svolta in concomitanza con una domenica non particolarmente dolce per la Red Bull, quinta con Hadjar, ma costretta al ritiro per incidente con Mad Max, dopo che tra l’altro, quest’ultimo si era lamentato l’intero weekend per una RB22 problematica specialmente nell’area dell’alettone che fatica a chiudersi in frenata.
In mezzo a queste tensioni e alle voci di addio da parte dell’olandese, l’ex dirigente britannico ha approfittato per gettare benzina sul fuoco. Anziché promuovere il lavoro fatto dal suo successore, il marito di Ginger Spice lo ha minimizzato autoelogiandosi.
Ricordando in un’intervista al Times il testa a testa iridato fino all’ultimo GP del campionato passato con la McLaren, quando già al comando della scuderia c’era il transalpino, il 52enne ha affermato. “Di solito ci vogliono dai nove ai dodici mesi per vedere un cambiamento, ciò significa che quanto avvenuto nel 2025 sarebbe comunque successo”, ha ridimensionato l’impatto del nuovo arrivato prima di rivolgere il discorso verso sé stesso. “Non sono comunque alla ricerca di consensi. Posso essere giudicato soltanto per ciò che ho fatto, quindi sarà la storia a decretarlo. Personalmente sono felice di quello che sono stato capace di fare”, ha chiosato pungente.
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