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Leclerc bruciato da Hamilton, ecco il rischio che sta correndo Charles in Ferrari
Chiara Rainis
Pubblicato il 22 giugno 2026, 14:47
Per scovare l’ultimo Mondiale costruttori targato Ferrari occorre tornare indietro al 2008, mentre per quello piloti il passo del gambero è di ulteriori dodici mesi con Kimi Raikkonen. Sarà per questo digiuno lunghissimo e potremmo dire anacronistico per la scuderia cardine e simbolo della F1, che sono in tanti nell’ambiente ad augurarsi che prima o poi torni il suo turno. Unico marchio ad essere stato costantemente presente in griglia dal 1950, il Cavallino, nella sua storia, ha vinto molto, ma ha anche perso parecchio, tenendosi ben lontano da quella che è sempre sembrata una prassi nel Circus, ovvero quella dei cicli.
Confrontandoci con i numeri degli ultimi 50 anni, emerge che dopo il titolo firmato da Niki Lauda nel 1977, ne è arrivato un altro nel 1979 con Jody Scheckter, e poi più nulla fino alla sudata epoca Schumacher, dominatore dal 2000 al 2004, dopo aver faticato e non poco per qualche stagione dal suo ingresso nel team nel 1996. Quindi ancora a secco fino all’ultimo sigillo di Iceman. A dispetto del suo blasone, dunque, la Casa di Maranello è riuscita raramente ad affermarsi per lunghi periodi, come di recente è invece successo a Mercedes e Red Bull. Sulle ragioni ci sarebbe da discutere, ma non è questo il caso.
Qui vogliamo porre l’accento su un’altra questione: la sensazione diffusa che l’ingaggio di Hamilton possa rivelarsi salvifico e in grado di ribaltare il trend negativo, il tutto, ovviamente, a sfavore di Leclerc il quale, proclamato “Predestinato” e cocco della dirigenza, dal 2019 ad oggi ha raccolto poco o niente, imponendosi in appena 8 GP.
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Se qualche giorno fa avevamo riportato le parole di Claire Williams, convinta del potenziale di Lewis e della sua capacità di riportare in vetta la compagine italiana, ora è Rob Smedley a sostenere la medesima tesi. Intervenuto al podcast High Performance Racing, l’ex ingegnere di pista di Felipe Massa ha ipotizzato uno scenario in cui l’asso di Stevenage è eletto a totem attorno a cui costruire un domani di successo.
“Mi sento in chat con molti di coloro con cui ho lavorato in Ferrari e tutti sono entusiasti di lui. Lo amano. La sua potrebbe essere una storia in stile Michael”, ha affermato evidenziando il grande impegno del sette volte iridato in linea con la condotta di tutti grandi campioni che, per arrivare ai grossi traguardi, danno il 100% e oltre. “I media italiani lo stanno mettendo sul piedistallo e lui sta portando verso di sé la squadra. Probabilmente verso fine annata la situazione sarà più equilibrata con Charles, ma credo che comunque Ham la spunterà”, ha concluso il suo ragionamento il 52enne.
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