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Villeneuve contro il sistema: "I papà ricchi rendono impossibile trovare sponsor"

Chiara Rainis
Pubblicato il 1 giugno 2026, 11:17
C’è stato un periodo in cui in F1 approdavano perlopiù piloti spinti dai rispettivi governi, pensiamo ai russi Sergey Sirotkin e Nikita Mazepin, piuttosto che all’indonesiano Rio Haryanto, al cinese Guanyu Zhou o al giapponese Yuki Tsunoda. Oggi, invece, la situazione in griglia è abbastanza diversa e ci racconta di filiere dei grossi marchi automobilistici come Ferrari, Mercedes e Renault/Alpine, capaci di sfornare giovani di talento soprattutto di provenienza europea e dell’Oceania a dispetto dell’interesse di Liberty Media che, chiaramente, amerebbe vedere più rappresentanti del continente americano.
Nell’attesa di vedere, magari su una McLaren, il messicano Pato O’Ward piuttosto che il californiano Colton Herta, in molti si sono chiesti e si stanno ancora domandando il perché il Canada, che ha dato i natali a Gilles e a Jacques Villeneuve, non sia più in grado di far arrivare nessuno nel Circus.
Il problema del motorsport di oggi secondo Villeneuve
Stando a quanto dichiarato dal campione del mondo 1997 a CBS News Toronto il problema sarebbe tutto nella carenza degli sponsor, dovuta alla mancanza di gare sul territorio che obbliga i ragazzi con volontà e capacità a migrare altrove.
“Il problema non è tanto trovare patrocinatori una volta in F1, quanto nel periodo precedente. Inoltre i costi sono aumentati perché c’è gente disposta a sborsare tanti soldi”, la sua riflessione.
La colpa, quindi, sarebbe anche delle famiglie ricche alle spalle che avrebbero completamente rivoluzionato l’approccio dei team.
“Adesso le squadre non hanno più bisogno di trovare gli sponsor essendoci dei papà benestanti che pagano. Il fatto che le competizioni siano tanto popolari è legato proprio a quei genitori che non essendo riusciti a gareggiare vogliono i loro figli ce la facciano”, ha tirato fuori una problematica che può essere estesa un po’ a tutte le discipline sportive.
Ma tornando ai motori, la consapevolezza che i pericoli non siano più elevati come qualche decennio fa è d’aiuto. “Negli anni ’70 se volevi correre rischiavi di essere disonorato dalla famiglia, adesso se decidono che devi farlo lo fai”, ha sostenuto tornando infine su un punto cruciale rappresentato dalle risorse necessarie per essere al via di un campionato.
“Prima per una stagione in Formula 2 il budget era di 2,5 milioni di euro, adesso invece siamo a quota 4,5 milioni malgrado le monoposto non siano cambiate e i round in calendario non siano aumentati. È impossibile trovare qualcuno che voglia appoggiarti così, quindi rimani bloccato”, la sua sentenza finale.
Chi è l’unico canadese in griglia in F1 e chi è andato via
Pur non avendo fatto nomi, il buon Jacques ne avrà certamente avuto uno in particolare nella mente sposando, questo, perfettamente il suo ragionamento. Parliamo, ovviamente, di Lance Stroll, non provvisto di grandi abilità, ma in grado di compiere la scalata fino alla top class grazie ai soldi di papà Lawrence che, per evitare fraintendimenti, ha spesso rilevato le squadre di militanza per plasmarle sul proprio figlio. Un esempio? La Force India trasformata in Aston Martin dopo un rapido gioco d’affari.
Dal 2020 al 2022 ha invece partecipato al Mondiale Nicholas Latifi, il cui padre, Michael, noto imprenditore iraniano-canadese, nonché amministratore delegato della Sofina Foods, ha messo sul piatto della Williams ben 60 milioni di euro per permettere al suo pargolo di divertirsi. I risultati, pure qui, sono stati tutt’altro che esaltanti. Presenza fissa delle ultime posizioni, ha dimostrato anche di possedere un certo gusto per le barriere.
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