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Zak Brown si confessa: "Il mio errore più grande riguarda Alonso"

Chiara Rainis
Pubblicato il 13 maggio 2026, 08:36 (Aggiornato il 13 maggio 2026, 07:33)
Impegnato per anni come pilota in diverse categorie americane e, a partire dal 2009, imprenditore a pieno titolo quando con il socio Richard Dean fondò la United Autosport, Zak Brown è stato l’artefice del miracolo McLaren.
Dal rischio crollo ai titoli mondiali
Sbarcato in Europa e approdato a Woking nel 2016, quando la scuderia navigava in cattive acque sia sotto il profilo sportivo, che finanziario, il manager californiano ha saputo ribaltare la situazione cedendo la storica sede e rimodulando investimenti e risorse. Un modus operandi, questo, che non solo ha permesso alla compagnia di ristabilirsi economicamente, ma pure al team, seppur piano piano, di risalire lo schieramento fino ai due titoli costruttori ottenuti nel 2024 e nel 2025 e quello piloti con Lando Norris al termine della passata stagione.
Come detto, prima di concretizzare tali esaltanti risultati, la squadra britannica ha dovuto soffrire parecchio e con lei colui che l’ha ereditata dalle mani di Ron Dennis. Intervenuto all’evento Autosport Business Exchange in quel di Miami, il 54enne ha voluto condividere le criticità che ha dovuto affrontare nella sua ultima impresa, come nei suoi primi giorni da imprenditore nel motorsport.
“Davanti a me ho trovato grandi ostacoli. In quei frangenti è importante respingere qualunque idea di fallimento – ha dichiarato lo statunitense - Personalmente ho commesso molti errori durante il percorso e non ho problemi ad ammetterlo. Come dico spesso alla squadra, sbagliare va bene, ciò che conta è non ripetersi e imparare”.
Il rimpianto di Brown porta il nome di Alonso
Malgrado la mole di esperienza alle spalle e un’età che potrebbe permettergli di archiviare i passi falsi senza troppo recriminare, una mancata occasione continua però a tormentarlo. Protagonista Alonso, alle sue dipendenze in McLaren fino al 2018 e con lui autore di un anomalo sconfinamento in IndyCar durante la normale stagione del Circus.
“Non essere riuscito a far qualificare Fernando alla 500 Miglia di Indianapolis è stato il mio errore più grande. All’epoca lo vissi come la peggior esperienza della mia vita” , ha ammesso scornato per non aver dato la chance all’asturiano di mettere a segno un risultato storico, in quanto, un eventuale successo finale, avrebbe coinciso con il conseguimento della cosiddetta Triple Crown, riconoscimento puramente statistico che celebra la vittoria di un pilota nel GP di Montecarlo di F1, nella 24 Ore di Le Mans e appunto nella nota corsa nell’Indiana.
“Non fui in grado di mettere i vari tasselli e le persone al posto giusto e non diedi retta al mio istinto”, ha rimarcato prima di riconoscere come l’amara lezione gli sia comunque servita per non replicare quanto non aveva funzionato.
“Da allora abbiamo chiuso la 500 Miglia due volte secondi e in un’edizione siamo usciti mentre eravamo in lotta per il primo posto”, ha proseguito orgoglioso ricordando come dopo il famoso episodio di Alonso in tanti lo avessero sollecitato a farsi da parte. “Risposi loro che dopo un incidente si ripara l’auto, si cerca di capire perché è avvenuto e si torna a gareggiare”, la chiosa filosofica.
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