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Jack Brabham: 100 anni dalla nascita di una leggenda

Pubblicato il 1 aprile 2026, 14:06 (Aggiornato il 1 aprile 2026, 13:23)
Ci sarebbero voluti poi altri sei anni per vincere ancora, anni spesi in affanno agonistico ma sognando sul piano imprenditoriale: perché nel 1962 fondò la Brabham, la sua scuderia. Era nato per fare e per prendere decisioni, Sir Jack: era stato parte attiva nella delibera del rivoluzionario motore posteriore, introdotto per primo da John Cooper sulla sua T43; la T51, con Jack, divenne la prima monoposto a trazione posteriore a vincere il titolo. Black Jack, insomma, ha saputo fare la storia: il primo a vincere con un motore posteriore, il primo a vincere con una sua vettura, la BT19 (progettata da Ron Tauranac), in un 1966 leggendario: sarebbe infatti arrivato pure il titolo Costruttori, grazie all'apporto di Denny Hulme. Fu proprio a Hulme ad impedire a Brabham il poker: nel 1967 (bis iridato nel Costruttori) sarebbe stato Hulme, su Brabham, a portare a casa il titolo Piloti, battendo il compagno di squadra nonché proprietario del team Jack.
Jack non la prese bene, ma fu comunque corretto da capo squadra a garantire sempre il massimo supporto ad un compagno di squadra nonché dipendente: poi lo cacciò, ma questa è un'altra storia. L'ultimo hurrà da pilota, per Sir Jack, sarebbe arrivato a Kyalami 1970, ultimo anno di attività da pilota in F1. La Brabham invece avrebbe continuato a vincere fino al decennio successivo, con i due titoli Piloti targati Nelson Piquet nel 1981 e nel 1983.
Un sognatore che si dava da fare
La storia di Jack Brabham è tutta qui. Una storia cominciata appunto 100 anni fa, e conclusasi nel maggio 2014, ad 88 anni, in seguito ad una battaglia persa con una brutta malattia al fegato. Un uomo destinato a rimanere immortale, nella storia delle corse: uno dei suoi tre figli, David, volle ricordarlo così: "Ha avuto una vita incredibile, realizzando più sogni di chiunque altro". Un sogno realizzato con tenacia, fatica, sudore: era uno non avvezzo a mollare, Black Jack, come quando a Sebring 1959, ultima gara del mondiale, accettò di tagliare il traguardo a spinta dopo essere rimasto fermo con la macchina, chiudendo con un 4° posto più simbolico di tante vittorie. Sir Jack era così: un sognatore che sapeva essere tremendamente pratico, sapendo intravedere nel sogno la realtà.
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