F1 2026, cosa sappiamo dopo i test: la vigilia del mondiale in cinque punti

Si parla poco di gomme, molto di procedure di partenza, gestione energetica e sorpassi; intanto, c'è chiaramente una top 4 davanti a tutti sulla griglia di partenza
F1 2026, cosa sappiamo dopo i test: la vigilia del mondiale in cinque punti
© Getty Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 21 febbraio 2026, 08:47 (Aggiornato il 21 febbraio 2026, 08:06)

Partenze, tema delicato

 

 

Piuttosto delicato è il tema delle partenze, emerso con prepotenza tra la prima e la seconda sessione di test in Bahrain. La questione è che, con questi motori a metà tra il termico e l'elettrico, il turbo fa fatica ad arrivare ai giusti regimi prima del via. E' per questo che i team hanno cominciato a discutere del tema, perché in tanti stanno incontrando difficoltà, con uno svariato numero di partenze non andato a buon fine. La stessa F1 alla fine di ogni sessione in Bahrain ha dedicato gli ultimi minuti alle procedure di partenza, molto delicate: serve un giro di preparazione per ricaricare le batterie, scaldare bene le gomme e poi un lasso di tempo per portare il turbo ai giri giusti. In teoria, un turbo piccolo ha bisogno di meno tempo per arrivare ai giri giusti e quindi dà più vantaggi nello spunto da fermo, al contrario di un turbo più grande che, pur garantendo maggiori vantaggi nell'arco di tutto un rettilineo, fa più fatica nello spunto da fermo. Da queste considerazioni, è emerso come Ferrari abbia probabilmente puntato, così come Red Bull-Ford, su un turbo più piccolo, al contrario di Mercedes; non a caso Ferrari è quella che si è trovata meglio nelle prove di partenza, con meno problemi in assoluto.

 

 

Si è parlato pure di un tema sicurezza, nel caso in cui, come del resto accaduto durante i test, qualcuno stallasse in griglia senza riuscire a muoversi; se ne riparlerà prima di Melbourne, perché è un tema caldo. Si potrebbe allungare la procedura di qualche secondo, per dare modo a chi si schiera in fondo alla griglia di portare ai regimi giusti il turbo; troppo tempo di attesa però penalizzerebbe i primi, che vedrebbero crollare la temperatura delle gomme. Poi c'è chi, come Ferrari, e giustamente dal suo punto di vista, pare poco propensa a rivedere le procedure: secondo il team di Maranello questa era materia da affrontare in sede progettuale, e non vorrebbe cambiamenti in quanto pare assolutamente quella messa meglio su questo caso. Tutto ciò è dovuto alla scomparsa dell'MGU-H, che fino all'anno scorso "aiutava" il turbo: senza più il motogeneratore dedicato al calore, si è tornati ad avere un minimo di ritardo nella risposta dei turbo, sfida tecnica che come si è visto non è stata affrontata da tutti nella stessa maniera. La Federazione, nei test di Sakhir, ha allungato la procedura del via di 5": per ora sembra essere un buon compromesso, ma di questo si riparlerà probabilmente nei prossimi giorni in attesa di una decisione definitiva in vista di Melbourne.

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