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Ralf Schumacher: “Benetton ha cambiato la Formula 1. Noi la vivevamo, oggi si pensa troppo”

Pubblicato il 11 novembre 2025, 14:38 (Aggiornato il 12 nov 2025 alle 10:56)
“Io, Schumacher”: la ricerca di un’identità propria
Nel 1997 arrivò il momento di Ralf. Ma il cognome Schumacher pesava come una montagna. «Una volta in Formula 1 non è stato poi così difficile, certo la pressione c’era. Ma alla fine devi dimostrare in pista quanto vali. A volte la gente non era molto equa con me: se facevano qualcosa gli altri, era simpatico; se lo facevo io, ero arrogante. Ma sapevo che sarei arrivato in Formula 1, anche se non ne ero mai del tutto sicuro. Ricordo che alla Jordan mi dissero: “Se non vinci il campionato, niente Superlicenza.” C’era Bernie Ecclestone che metteva pressione. Per i giovani, allora, non era semplice».

E se potesse parlare al sé stesso del 1997? «Ero giovane e pieno di fiducia. Nel 1997 avevamo una macchina fantastica, con Gary Anderson. All’inizio eravamo più veloci della Williams e potevamo vincere in Argentina, ma eravamo troppo inesperti. Oggi i piloti impiegano più tempo a maturare, noi volevamo tutto e subito».
Anche a carriera conclusa, Ralf guarda al passato con lucidità. «Forse cercherei di essere più efficiente. Anche la mia vita privata a volte non ha aiutato. E ci sono stati incidenti che non hanno reso le cose facili. Ma la velocità c’era, quella non è mai mancato. Il mio più grande rimpianto è che la collaborazione tra Williams e BMW non abbia funzionato: se fossimo rimasti uniti, avremmo potuto vincere dei mondiali».

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