Norris, rilancio ad alta quota: in Messico uno dei migliori Lando di sempre

Il fine settimana di Norris è stato impeccabile in tutto: libere, qualifica, partenza e passo. Verstappen e soprattutto Piastri sono avvisati: Max ci crede ancora, Oscar deve ritrovare certezze

https://www.google.com/preferences/source?q=autosprint.it, as
Norris, rilancio ad alta quota: in Messico uno dei migliori Lando di sempre
© Getty Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 27 ottobre 2025, 09:53

Adesso anche la classifica si è ribaltata: Lando Norris nuovo leader del mondiale, Oscar Piastri costretto a cedere il costume di lepre e indossare di nuovo quello del cacciatore. Diciamo “anche” la classifica perché l’inerzia cambiata lo era già: è da parecchie gare che l’inglese ne ha di più dell’australiano e questo sorpasso in graduatoria certifica questo momento. E poi occhio a Max Verstappen, che dopo una prima parte di gara in cui tutto faceva pensare a complicazioni insormontabili, sia per la sua corsa che per la sua classifica, è riuscito a ridurre ancora il distacco dalla vetta: era a -40 dal leader prima del Messico, lascia il circuito Rodriguez a -36 dal nuovo leader.

Fattore Norris: stavolta Lando è stato sublime

Di per sé, dunque, Max Verstappen non può essere visto come uno sconfitto del Gran Premio di Città del Messico. Quello, piuttosto, è Oscar Piastri, che conferma un certo disagio a correre in quella che dall’anno prossimo sarà di nuovo casa di Sergio Perez: dopo due ottavi posti, ecco un 5° posto che non lo scalda. Se lui è il vero sconfitto, il compagno di squadra Lando Norris è il vero vincitore: per la classifica e per il morale. Perché Lando ha vissuto un fine settimana divino, con rispetto parlando: nonostante avesse saltato le FP1 (Pato O’Ward al suo posto), sin dai primi giri in FP2 ha trovato il limite e nelle simulazioni di passo gara, cioè con poche tornate di preparazione, già volava. Leclerc se n’era accorto subito: “McLaren è di un altro pianeta, vero?”. Bryan Bozzi gli ha risposto che sì, McLaren era effettivamente di un altro pianeta: ma solo con Norris. Se tante volte abbiamo esaltato (giustamente) il fattore Verstappen, stavolta c’è stato un indiscutibile fattore Norris: perché se nelle sue mani la MCL39 sembrava tornato il missile dell’estate, nelle mani di Piastri era una macchina da quarta fila incapace di andare a riprendere una Haas. Tra le due cose, molto probabilmente, c’era la giusta via di mezzo: era la miglior macchina, ma per farla dominare serviva un weekend impeccabile come ha fatto Lando, tra una qualifica strepitosa, un passo gara superlativo ma soprattutto una partenza probabilmente non sottolineata abbastanza. Perché era il via, l’unica vera insidia nella domenica di Norris, e Lando ha risposto alla grande: dopo aver troppe volte gettato al vento le occasioni in partenza, stavolta è stato perfetto. E’ scattato a fionda, ha mantenuto il comando e, dopo il primo giro, il GP era di fatto già chiuso.

Verstappen e Red Bull: alla fine, risultato ok

Tra i tre duellanti, Norris è stato quello con il weekend più lineare di tutti e la corsa più lineare di tutti. Dopo il venerdì chiedeva un passo avanti, ma senza rivoluzioni: aveva trovato subito limite e confidenza della MCL39. Piastri sembrava spaesato, Verstappen deluso: ma alla fine, in casa Red Bull, puntare sull’ottimizzazione delle gomme in gara ha pagato, a costo di sacrificare in parte la qualifica. Red Bull dovrà attentamente analizzare il weekend messicano: la RB21 ha mostrato la tendenza a soffrire nelle condizioni di scarso grip, scivolando molto e andando così ad aumentare la temperatura superficiale delle gomme: tema da studiare per bene in vista di Las Vegas, terzultima gara dell’anno, quella che per la tendenza della McLaren di soffrire un po’ di più le piste molto veloci può essere un’occasione per Max, a patto di trovare la quadra sulla macchina. Alla fine, per Red Bull quello messicano non è stato il più semplice dei weekend, ma il team è riuscito a venirne a capo: la strategia col senno di poi è stata giusta, anche se è servito un grande Verstappen per ricavare il massimo da un secondo stint comunque difficile, dal momento che sul circuito Rodriguez, se spingi per qualche giro di fila, è un attimo poi dover fare i conti con le temperature, a cominciare dai freni. Sarebbe potuto arrivare pure un 2° posto, ma la sorte, travestita da virtual safety car, ha deciso che Leclerc aveva meritato abbastanza la piazza d’onore.

Piastri deve reagire

Mancano quattro gare alla fine, ed ora ci sarà da valutare l’impatto, innanzitutto emotivo, del cambio di ruolo: Norris da cacciatore a lepre, Piastri viceversa mentre Verstappen, tutto sommato, continua a non mollare. Certo che, se le prestazioni della McLaren sono di nuovo queste, per Max ci sarà poco da fare. Però, finché la matematica lo consente, l’imperativo è continuare ad insistere. Deve farlo anche Oscar Piastri, perché se Lando si è rilanciato in alta quota (sia in termini di classifica che pratici: ha dominato sul circuito situato a oltre 2200 metri sul livello del mare), lui è in caduta libera: manca il podio da quattro gare, non vince da cinque ed ha perduto una leadership iridata che deteneva dalla bandiera a scacchi di Jeddah, sei mesi fa. La risposta di Oscar, che deve esserci, è fondamentale per credere ancora nel titolo: non è tanto il punto che lo separa da Lando a pesare (ne restano in ballo 116), quanto la situazione che l’australiano sta vivendo. Pare non avere certezze e neanche spiegazioni, per questo suo calo: sabato infatti diceva “il giro di per sé non è stato male, ma il tempo non è venuto fuori”. Non sono grandi indizi, per chi si gioca il mondiale, nell’augurio per lui che sia solo qualcosa di episodico. Però serve reagire, ed alla svelta.

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading