Dalla California al Texas: il lungo viaggio del GP degli Stati Uniti

Da Riverside a Las Vegas, passando per Watkins Glen, Detroit e Phoenix: la Formula 1 ha inseguito l’America per decenni prima di trovare una vera casa
Dalla California al Texas: il lungo viaggio del GP degli Stati Uniti
© Ferrari

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 16 ottobre 2025, 14:50 (Aggiornato il 16 ottobre 2025, 12:57)

C’è voluto tempo, passione e un pizzico di ostinazione europea per far arrivare al successo la Formula 1 negli Stati Uniti. Oggi, il Circuit of the Americas di Austin è sinonimo di pubblico appassionato, show e modernità, ma la storia del Gran Premio degli Stati Uniti è un lungo viaggio fatto di esperimenti, città cambiate e qualche passo falso.

Le origini: Riverside e Watkins Glen

Tutto cominciò nel 1960 con una tappa solitaria a Riverside, in California. L’anno seguente, la Formula 1 trovò finalmente un terreno più fertile a Watkins Glen, nello Stato di New York, che dal 1961 al 1980 divenne la vera e propria “casa americana” del Circus.
Era un tracciato spartano ma affascinante, immerso tra i boschi e le colline, dove si scrissero pagine leggendarie: da Jim Clark a Jackie Stewart, da Lauda a Fittipaldi. Gli anni Settanta segnarono il periodo d’oro, ma alla fine del decennio i problemi economici e infrastrutturali segnarono la fine di un’epoca.

Gli anni Ottanta: l’invasione delle città

La Formula 1 non si arrese e decise di portare il suo spettacolo nelle città. Dal 1976 al 1983, Long Beach, in California, divenne teatro del GP USA Ovest, trasformando il lungomare californiano in una Monte Carlo americana. A Long Beach si affiancarono poi altri esperimenti: Detroit (1982-1988), con un circuito cittadino tra i grattacieli del Michigan, e Las Vegas, che nel 1981 e 1982 ospitò due gare sul parcheggio del Caesar’s Palace.


Nel 1984 fece la sua apparizione anche Dallas, teatro di una gara rovente nel vero senso della parola: l’asfalto si sciolse sotto il sole texano. Gli anni Ottanta furono un mosaico di tentativi, spesso effimeri, ma dimostrarono la volontà della Formula 1 di conquistare il pubblico americano.

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