GP Giappone, 8 ottobre 2000: gocce di memoria

Pubblicato il 8 ottobre 2025, 11:21
Ci sono dei silenzi che fanno rumore. Quel giorno, nell’hospitality Ferrari (un bugigattolo, rispetto alle strutture di ora), il silenzio era assordante. Bocche cucite, stomaci chiusi. Perché nell’aria c’era la sensazione di essere di fronte a qualcosa di grande, una vertigine da mettere i brividi. Suzuka 2000 era un appuntamento con la storia.
Pomeriggio da tregenda
Di quel pomeriggio giapponese, in data 8 ottobre 2000, ci sono frammenti di immagini che da sole valgono questa storia. Una pole position decisa per nove millesimi, una partenza ansiogena e, come nei due anni precedenti, andata di nuovo male. Ansie che tornano, la paura di una nuova sconfitta che bussa alla porta. E invece no, perché il copione di Suzuka 2000 è diverso, prevede la redenzione dopo anni di sconfitte brucianti, talvolta immeritate, ma sempre arrivate. E allora, anche se la partenza è andata male, ecco Ross Brawn a pensare di ritardare la sosta, segnatamente la seconda, scommettendo sul piede destro dell’uomo che traduce in realtà i dati dei computer: Michael Schumacher. Tre giri di pista più rispetto a Mika Hakkinen, il rivale di un triennio: nell’epoca dei rifornimento, fare “overcut” paga molto di più rispetto all’”undercut” di oggi. Michael resta in pista, spinge, azzarda. Poi va ai box: sosta di 6” netti. Un uomo in tuta ignifuga Ferrari, con il volto coperto, guarda lo schermo ma forse ha già capito: mentre Michael esce dai box, la McLaren-Mercedes di Hakkinen è un puntino nero e grigio in fondo al rettilineo. E’ fatta: quel meccanico in tuta ignifuga, al secolo Modesto “Moddy” Menabue, si lascia andare ad un gesto liberatorio, facendo andare le braccia su e giù.
Dall’Italia al Giappone
Il resto è spasmodica attesa. E’ fatta, anche secondo Gianni Agnelli, che non curandosi della scaramanzia chiama casa Montezemolo: “Luca, è fatta”. Il presidente fa gli scongiuri, ma è fatta davvero. Luca e Gianni, come milioni di italiani, si sono svegliati all’alba in Italia per seguire le vicende del Cavallino Rampante in Giappone. Il fuso orario a vantaggio del Sol Levante non impedisce di riempire i salotti degli italiani dell’aroma di caffè, consumato in quantità ma col rischio di rendere ancora più nervosa l’attesa di una corsa che spacca in due la storia della Formula 1. Come dirà Jean Todt a Schumi una volta abbracciati: “Niente sarà più come prima, Michael”.
Beh, aveva ragione. Da lì in poi, Michael e la Rossa saranno lanciati nel firmamento delle corse. È l’alba in Italia, ma nonostante le ore di fuso è l’alba anche in Giappone: è l’alba di una nuova era. Michael e la Rossa si candidano ad aprire un ciclo vincente, a fare incetta di titoli dopo anni di delusioni. La Ferrari dei quasi-gol è diventata finalmente regina incontrastata.
Gocce di memoria
È stata una stagione pazzesca, ansiogena, indescrivibile per la portata storica che ha avuto. Suzuka 2000, oggi, è da annoverare nelle giornate di sport più importanti in assoluto. Fosse andata male, forse sarebbe crollato il castello di lavoro, dedizione e pazienza che Schumi e la Ferrari avevano costruito dal ‘96 in poi. Un’altra sconfitta sarebbe stata forse fatale, anche se non soprattutto nella psiche. Discorsi che però, per fortuna, appartengono ad un mondo ipotetico non realizzato. Sono passati 25 anni e, oggi come allora, Jean che abbraccia e solleva Michael in cielo, sul podio di Suzuka, è una cartolina che sa di felicità. Quando il popolo del Cavallino Rampante era felice e lo sapeva. Oggi, a pensare che sia passato un quarto di secolo, forse scende una lacrima a ricordare quei momenti felici. E succede anche a pensare che sarebbe stato bello chiedere a Michael un ricordo, in questa ricorrenza speciale, se non fosse imprigionato nel suo indescrivibile presente. Se qualche lacrima scende, chiamatele gocce di memoria.
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