GP Singapore, Mercedes: al Marina Bay fa caldo, ma la W16 non lo sa e vince lo stesso  

La W16 in azione al Marina Bay ha sorpreso la stessa Mercedes: ne è uscito un gran weekend, figlio dell'ottimo bilanciamento trovato sulla vettura. La nuova ala ha inciso più del previsto?

 

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GP Singapore, Mercedes: al Marina Bay fa caldo, ma la W16 non lo sa e vince lo stesso
 
© Getty Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 6 ottobre 2025, 10:07 (Aggiornato il 6 ottobre 2025, 09:29)

È uno di quei casi in cui tra teoria e pratica c’è un abisso. Magari non vasto come le acque che accompagnano il lato sud del Marina Bay, ma abbastanza per far sorprendere. Perché se è vero che anche negli anni scorsi la Mercedes era stata in lotta per il podio nel GP Singapore, quest’anno non aveva mai dato l’impressione di vincere su una pista del genere. E invece…

Tra Russell e Antonelli, è stata una gran Mercedes

E invece, ecco un altro esempio di cosa sia questa F1. Singapore 2025 potrebbe valere come emblema di questo ciclo tecnico, nel quale a volte si va forte o piano senza che neanche gli stessi ingegneri che la macchina l’hanno progettata sappiano dare una risposta. Emblematico lo stupore di Russell, che nel dopo gara diceva: “Non sappiamo da dove sia uscita questa prestazione, dovremo metterci ad un tavolo e cercare di capire”. Ecco, è un quadro non esattamente ideale, per una squadra: perché se non hai una spiegazione per come si comporta la tua auto, significa che puoi esporti a sorprese, sia positive, come a Singapore, sia negative, come tante altre volte è successo e non solo alla Mercedes.

Dicevamo di teoria e pratica. In teoria, Mercedes aveva motivo di temere la trasferta asiatica: la W16, come le sue progenitrici, non gradisce troppo le alte temperature ed un disegno del genere poteva essere traumatico per una W16 che fa sempre fatica a contenere le temperature tra i due assi, specialmente al posteriore. Sempre in teoria, la gestione delle temperature doveva essere l’unica (ma grande) preoccupazione: questa Mercedes sin dai test ha mostrato una certa bontà in frenata ed una buona trazione, almeno fino a quando le temperature rimangono sotto controllo. Ecco che, superato il problema delle temperature, c’era dunque speranza di combinare qualcosa di buono; di certo non di essere la migliore del lotto, in una Singapore che ha consegnato a George Russell il quinto successo in carriera. Il rammarico di Antonelli, per il quale il 5° posto di Singapore è il quarto miglior risultato stagionale dopo il podio in Canada ed il 4° posto in Australia ed Azerbaijan, è abbastanza esaustivo di quanto in Mercedes si fossero resi conto di avere una gran bella macchina tra le mani.

E Leclerc “invidia” la Mercedes

Questo infatti è ciò che ha detto la pratica, al termine di un weekend in cui la casa della Stella ha avuto qualche noia solo al venerdì e prevalentemente con Russell. Per il resto, è stato un fine settimana quasi sul velluto: Russell si è preso la pole con quasi due decimi su Verstappen ed oltre tre e mezzo sulla prima delle McLaren, mentre Antonelli era addirittura scontento della quarta casella. In gara, il primo stint è stato ancor più esaustivo: era una bellissima Mercedes, quella di Singapore. Compreso nel lavoro di squadra, “invidiato” da Leclerc, che dopo una qualifica scialba prendeva il team di Wolff a riferimento per parlare dei miglioramenti che si devono fare nell’arco di un weekend. Trovata la chiave, è stato trovato un bilanciamento sulla macchina che ha fatto la differenza: forse ha aiutato, in maniera molto maggiore rispetto alle aspettative Mercedes, quell’ala anteriore che ha dato carico locale ed è tornata a flettere, sembra, più delle altre; attenzione, perché può essere un elemento interessante nelle prossime gare. Di sicuro, quell’ala sarà rivalutata e più approfonditamente osservata dalla concorrenza nei prossimi weekend.

Il 2° posto nel Costruttori è possibile

Ma quali sono, adesso, le prospettive per questa Mercedes? Beh, a farla semplice verrebbe da dire che l’obiettivo è godersi, se possibile, un finale di stagione che può essere interessante. Las Vegas, nessuno lo nasconde, è cerchiata di rosso sul calendario: sarà una magnifica occasione per fare tris. Ora però interessante questa macchina sarà rivederla all’opera altrove, magari in Messico, dove le frenate in combinato sono scarse e su una pista che esalta innanzitutto i trasferimenti di carico longitudinali, tra frenate sul dritto ed accelerazioni. In tutto ciò, c’è pure la concreta possibilità di artigliare un 2° posto tra i Costruttori che avrebbe il suo valore. Gli sguardi di Brackley e Brixworth, lo sappiamo da tempo, sono rivolti al 2026; ma non è detto che non ci si possa ancora divertire.

 

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