Red Bull, al GP Belgio comincia l'era Mekies: imperativo tenere unito il gruppo

L'ex TP Racing Bulls, promosso a capo della squadra madre, è di fronte ad una sfida che dà le vertigini: evitare che la situazione precipiti ancora alla vigilia di una rivoluzione regolamentare che fa paura
Red Bull, al GP Belgio comincia l'era Mekies: imperativo tenere unito il gruppo
© Getty Images for Oracle Red Bull Racing

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 22 luglio 2025, 09:19 (Aggiornato il 22 luglio 2025, 08:37)

"E' morto il re, viva il re". La logica delle cose funziona così, per i regni e per gli imperi: commozione per il re uscente, applausi per quello entrante. Nel caso della Red Bull, l'immagine di un trono vacante è probabilmente la più rappresentativa dopo 20 stagioni e mezzo con il solo Christian Horner alla guida, un'eredità pesantissima per un Laurent Mekies pronto a debuttare al timone della bibita più veloce del mondo al GP Belgio.

Momento storico delicato a Milton Keynes

E' stato ingegnere alla Arrows, alla Minardi poi ribattezzata Toro Rosso, ha lavorato in FIA, fronte sicurezza, sviluppando il progetto dell'Halo, poi è passato in Ferrari come direttore sportivo prima di venire nominato team principal di Racing Bulls. Tante vite per Laurent Mekies, ma nessuna in grado di dare le vertigini come la chiamata a capo della scuderia di Milton Keynes: non solo perché va a sostituire un gigante come Horner, ma pure perché il momento storico è delicato, e da maneggiare con estrema cura.

Una situazione figlia di una guerra interna inaspettata, subdola per certi aspetti, deflagrata in 18 mesi di sotterfugi. Alla fine, Christian Horner è stato messo da parte: ma dopo un fuggi fuggi generale (Rob Marshall, Adrian Newey, Jonathan Wheatley, Will Courtenay), col rischio di dire addio pure a Max Verstappen, Red Bull oggi si trova di fronte ad un bivio mai incontrato finora. Ed è di fronte questo bivio che dovrà lavorare Laurent Mekies.

Imperativo: tenere il gruppo unito

La sfida, va detto, è di quelle da mettere in soggezione. Laurent ha tanta esperienza, ma in vita sua ha diretto una squadra solo per un anno e mezzo (la Racing Bulls, appunto) e ovviamente non ha mai dovuto affrontare situazioni del genere. Del resto, sono situazioni per cui non esiste esperienza: il francese dovrà conoscere il team ed i suoi risvolti, tenere la barra dritta e ripartire. L'imperativo, è quella di tenere unita la squadra: in questo proverà a tenere a Milton Keynes Max Verstappen, la cui fuga potrebbe essere davvero la pietra tombale sulle prospettive Red Bull, almeno nell'immediato futuro.

È una scuderia in cui rimettere insieme i cocci e fare in modo che non se ne rompano altri: c'è una fazione (numerosa) che ancora è dispiaciuta del trattamento riservato ad Horner, in quanto legatissima a lui, e che medita l'addio. Convincere queste persone a dare fiducia al progetto non sarà facile, ma da qui passa un'altra parte della stabilità della Red Bull. In più, come se non bastasse, tutto ciò capita alla vigilia di una rivoluzione regolamentare che vedrà Red Bull non solo giocarsi le sue carte tra aerodinamica e telaio, ma pure debuttare come motorista (con il supporto della Ford): anche questa, sarà una sfida.

Buona fortuna, Laurent

In pochi, forse, oggi vorrebbero essere Laurent Mekies: perché più che una patata bollente, dopo le lotte intestine la Red Bull sembra un ambiente ad orologeria pronto a detonare. L'ambiente interno è già esploso, ora non deve andare in mille pezzi pure il team: sta a Laurent Mekies da Tours, nella Loira, vincere una sfida che pare proibitiva. A Spa-Francorchamps, al GP Belgio, comincerà la sua avventura ed un nuovo capitolo per la Red Bull, dopo 405 GP nel segno di Chris Horner. Forse ne avrà bisogno: buona fortuna, Laurent.

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