Ferrari tra pioggia, strategia, macchina e bilanci: anche Silverstone, alla fine, è stata un'illusione

Pubblicato il 8 luglio 2025, 10:46
In termini di rimpianti, probabilmente, la Ferrari è in buona compagnia. Ne ha Verstappen, che ha commesso un errore non da lui al netto di una Red Bull troppo scarica per essere decente sul bagnato; ne ha la Mercedes, che sperava nel freddo e nella pioggia e poi si ritrova protagonista di una gara da dilettanti allo sbaraglio; ne ha pure la Aston Martin, giusto per stare su piani meno nobili, perché alla fine è stata a lungo terza con Stroll; ma ne ha anche la Ferrari, e non avrebbe voluto averne.
Pioggia mai amica della Ferrari
Ci sono annate che nascono in un modo e che poi non si raddrizzano, neanche quando le cose sembrano andare meno peggio del previsto. E’ stata una Rossa, quella di Silverstone, che fino al Q2 ha fatto sperare di poter essere finalmente protagonista; poi sono arrivati due errori in Q3 ma soprattutto è arrivata la pioggia, non un’alleata per una squadra che non vince una gara sul bagnato (o comunque in condizioni miste) da Sepang 2012 con Fernando Alonso. Tanto, troppo tempo, per una squadra che la pioggia non l’avrebbe comunque voluta, visto che aveva voglia di mettersi alla prova in circostanze, quelle su asciutto, che sembravano promettere una SF-25 protagonista; e invece ha cominciato a crollare subito tutto in fretta, tra un Leclerc che sbaglia la prima chiamata ai box per mettere le slick ed un Hamilton che non sentiva fiducia nella vettura.
Hamilton ed il rimpianto finale
E’ stata una domenica indubbiamente con degli errori, quella del Cavallino Rampante. Leclerc, lo abbiamo detto, ha sbagliato subito e da lì, tra nervosismo e traffico, si è perso: Charles non è uno che non sa andare forte sul bagnato, ma probabilmente è uno che fatica di più a fare le mosse giuste sul piano tattico quando le condizioni sono miste e dunque poco chiare; poi è giusto anche parlare di un passo che non lo convince, di una macchina settata aggressivamente in un modo che non paga sul bagnato, ma di certo è stata una delle domeniche peggiori nella carriera di Charles.
Hamilton invece pagava soprattutto l’instabilità di una macchina con cui ha compiuto passi in avanti in termini di feeling ed assetto, ma che ancora non gli dava quella fiducia totale per spingere sull’acqua. Il rimpianto, nel caso di Lewis, è relativo all’ultimi pit-stop: ha messo gomme slick al giro 41, probabilmente un giro troppo presto: in quella tornata Hammer ha commesso due errori, e così Hulkenberg, che si è fermato un giro più tardi, è potuto uscire dai box con 7” di margine. Considerando come i due fossero sostanzialmente appaiati prima della sosta di Lewis, si capisce come sia stato quello il frangente decisivo che ha deciso il duello per il podio basso.
Bilanci in rosso
Così non c’è stata cabala o statistica favorevole che abbia tenuto: dopo 12 podi consecutivi a Silverstone Hammer ha mancato la top 3, dopo aver vinto in entrambe le occasioni in cui si era corso a Silverstone il giorno 6 luglio (2008 e 2014) ha dovuto accontentarsi del 4° posto, lo stesso risultato della sua prima Silverstone con Mercedes. Numerologia, niente più, di fronte ad una domenica in cui poco o nulla ha funzionato come sperato, a cominciare da una macchina che attende l’ultimo tassello con gli sviluppi prima di voltare definitivamente pagina.
A metà campionato, i bilanci sono ovviamente in rosso; 238 punti di ritardo tra i Costruttori dalla McLaren significano una perdita media di circa 20 punti a weekend (19,83 per l’esattezza), dopo un 2024 chiuso a -14 (0,58 punti persi a fine settimana): sono questi i numeri che fanno più male, al di là di un ritardo cronometrico sempre sostanzioso. Per cui sì, i rimpianti per la domenica inglese è giusto averne: ma ora serve avere soprattutto un segnale, cioè che questo benedetto aggiornamento in arrivo funzioni. E’ ancora troppo lungo, il 2025, per abbandonarsi totalmente alla lunga e angosciante attesa del 2026.
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