Ferrari, a Imola salvato il salvabile: nessun sogno di gloria, ma resta l'orgoglio

Pubblicato il 18 maggio 2025, 16:01 (Aggiornato il 18 maggio 2025, 16:12)
Forse è il massimo che potrà offrire questa stagione, chi lo sa. Ma di certo è stata una domenica che ha restituito un po' di brio, un po' di vigore, un sussulto di vita dopo un sabato di apparente sonno agonistico. Per la Ferrari il Gran Premio dell'Emilia-Romagna è andato meglio del previsto, almeno considerando la situazione dopo le qualifiche. Poco da esultare, ma almeno i piloti hanno salvato la faccia. Ed anche il team, nei limiti del possibile.
Salvato il salvabile a Imola
Non è un weekend salvato: si è però salvato il salvabile, quello sì. Due piazzamenti a punti, sprazzi di velocità della SF-25, quello che più o meno si era visto già nelle libere 2. Insomma, tutte confermate proprio le sensazioni del venerdì, quando si diceva: il passo c'è, ma se si qualificano troppo indietro... Così è stato, perché il GP di Imola ha confermato proprio i timori che erano emersi nelle FP2. La Ferrari, questa Ferrari, è ancora troppo incompleta per puntare a bersagli grossi, perché se in un fine settimana vai a fiammate, senza costanza tra una sessione e l'altra, è difficile puntare a risultati degni di nota, perché è una F1 che ti impone di mettere "tutto insieme", per usare un'espressione molto cara ai protagonisti della F1. E questa Ferrari tutto insieme non riesce a metterlo, non ancora: se e quando ci riuscirà, potrà forse tornare ad un ruolo da protagonista, anche se le classifiche sono già ormai decisamente troppo brutte per sperare in quello che doveva essere l'obiettivo stagionale.
Dinamismo tattico promosso in casa Ferrari
Della sua domenica la Ferrari salva il dinamismo tattico del muretto, lesto ad intuire il potenziale del possibile undercut nelle prime fasi di gara, un undercut perfettamente riuscito con Leclerc, capace in un solo colpo di guadagnare ben quattro posizioni. Alla fine è mancato l'ardore di azzardare una soft per gli ultimi giri, in occasione della safety car, ma si sarebbe trattata di una mossa comunque molto audace, senza avere la certezza di farcela. Certo, al tempo stesso avrebbe aperto scenari interessantissimi in caso di riuscita, ma mancherà la riprova.
A tal riguardo, Vasseur ha riconosciuto una possibilità, anche se tutto è dipeso anche da una safety car durata molto più del previsto: "Eravamo molto al limite per mettere la soft, poi è vero che dipende anche dalle tempistiche della rimozione dell'auto, col senno di poi forse avremmo potuto, ma non si può prevedere la durata della safety car". Insomma, c'è il margine per discutere se sarebbe potuta essere una mossa giusta, ma non c'è la certezza che sarebbe stata necessariamente una mossa giusta. Di sicuro avrebbe voluto provarci Leclerc, decisamente sfortunato con le neutralizzazioni ad Imola, il quale poi, fermandosi subito appena è uscita la safety car, avrebbe dovuto accodarsi nella piazzola di sosta ad Hamilton, perdendo ulteriormente tempo. Poco da dire sull'episodio tra Leclerc ed Albon: Alex era davanti, una penalità sarebbe probabilmente arrivata ed il numero 16 avrebbe rischiato di perdere molte più posizioni.
Leclerc e il peso della fortuna
A fare la differenza nella domenica di Leclerc ed Hamilton, indubbiamente, sono state le neutralizzazioni. Con la VSC uscita per Antonelli Leclerc ha pagato un prezzo alto, ma la stessa VSC ha favorito Hamilton, che poi ha potuto godere anche della safety car per mettere un treno di gomme dure nuove che invece Charles non aveva più. Anche così si è consumato il primo arrivo stagionale dell'inglese davanti al monegasco. Hammer, effettivamente, sembra trovarsi complessivamente meglio con questa SF-25, il cui ormai famigerato potenziale, si è capito, fatica ad emergere costantemente, e che soprattutto non è ai livelli di McLaren e Red Bull. Rincuorano, ma fino ad un certo punto, le parole di un Leclerc che dice: "Al simulatore stiamo lavorando tantissimo, mi spiace che diciamo sempre che dobbiamo capire qualcosa, ma è la verità. Dobbiamo comprendere la base del problema".
Parole che fanno emergere il dubbio che a Maranello il problema non sia stato ancora del tutto individuato, anche se dall'esterno sembra chiaro che ci sia qualcosa che non va a livello meccanico: venerdì erano evidenti le difficoltà del posteriore a "seguire" l'anteriore dopo i passaggi sui cordoli, con la vettura che si scomponeva quando i piloti aggredivano i cordoli. La stessa vettura, comunque, in aria libera nella domenica imolese ha trovato tempi interessanti, ma sempre lì siamo: sono sprazzi di velocità troppo sporadici per pensare a qualcosa di più grande.
Nessun sogno di gloria, resta l'orgoglio
E' stata insomma una Imola deludente se si guarda il risultato finale (4° e 6° posto), è stata una domenica accettabile invece se si ricorda che le due SF-25 partivano in sesta fila su una pista dove sorpassare è molto complicato: anche così si spiega la mezza euforia di Hamilton dopo il traguardo, dopo una corsa oggettivamente positiva dal suo lato, per sensazioni e tempi sul giro. Non sono i sogni di gloria che il Cavallino Rampante avrebbe voluto fare, perché questa Ferrari partiva con altre ambizioni, ma ormai anche quello è un tema compreso e superato.
Inutile guardarsi indietro, perché non serve a niente: ora si può solo lavorare e guardare avanti, nel tentativo di dare a questa SF-25, oggetto di critiche e delusioni, una vita agonistica quantomeno dignitosa dopo i sogni già infranti. E rispolverare un orgoglio che, sotto la cenere, cova ancora.
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