Affaire Tsunoda-Lawson: Red Bull, Yuki è l'ultimo jolly del mazzo

Quello della seconda guida è un tassello che la Red Bull non riesce a trovare, con ripercussioni anche sul team B di Faenza: l'ultima carta è Tsunoda, ma se andasse di nuovo male una profonda analisi interna sul metodo attuato finora sarebbe necessaria

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 28 marzo 2025, 10:46

Ormai sembra di assistere ad uno di quei casting dove si presentano in tantissimi e ci riescono solo in pochi, e dove per uno a cui viene detto "sì" ce ne sono centinaia a cui viene detto "no". I numeri non sono esattamente questi, nel caso del secondo pilota della Red Bull, ma l'esempio è esaustivo di come tante speranze, puntualmente, vengano deluse.

L'ennesimo cambio di guarda all'interno della galassia Red Bull, con l'avvicendamento tra Liam Lawson e Yuki Tsunoda, è un ulteriore indizio per un qualcosa che sembra non funzionare più. Il metodo Helmut Marko, a lungo vincente, si è inceppato e porvi rimedio sembra essere diventato quasi impossibile.

Marko: un errore scegliere Lawson

Red Bull, i problemi: la macchina e... Max

Il problema della Red Bull, chiaramente, è a doppio strato. Il primo focus, e molto probabilmente quello più importante, è la macchina: la RB21, proprio come la RB20, è una monoposto dall'alto potenziale, ma è un potenziale non solo da raggiungere, ma anche solo da avvicinare. Max Verstappen ci riesce, gli altri a quanto pare no: dopo Perez anche Lawson è finito subito in crisi e questo la dice lunga su quanto sia complicata da guidare questa vettura, oltre a sottolineare, una volta di più, quanto sia elevata l'abilità e la sensibilità di guida di Verstappen. Nessuno, in questi anni, ha fatto una differenza come ha fatto Max con il compagno di squadra. Sarà pure vero che le caratteristiche dell'auto austriaca esaltano certe risultanze, ma non è qualcosa che si può tacere, dal momento che sono ormai anni che l'olandese rifila, puntualmente, distacchi abissali ai compagni di squadra, sia sul cronometro che in classifica.

E qui si apre un altro punto: non esiste, un altro Max Verstappen. La Red Bull, forse, nell'inseguire ossessivamente un pilota capace di avvicinarsi a Max, è finita per l'aumentare questo divario bruciando piloti. Dopo Ricciardo, che se ne era andato perché ormai aveva annusato l'aria di un team Verstappen-centrico, sono arrivati Gasly, Albon, Perez e ora Lawson: chi più chi meno, per tutti l'avventura a Milton Keynes è finita in fretta, Checo a parte. Lo stesso mantra di Marko, che chiede un distacco di massimo tre decimi da Max, è diventato forse troppo severo per i "comuni mortali": l'ambiente Red Bull è sempre stato esigente, ma oggi con questo target sembrano chiedere un qualcosa al di là del possibile, sia per le qualità di Max che per la difficoltà di guidare una monoposto con le caratteristiche della Red Bull.

Horner punta sull'esperienza di Tsunoda

Metodo Red Bull da rivedere

La riflessione, chiaramente, si estende al team satellite, quello di Faenza. Anche qui, siamo alla terza stagione senza stabilità: nel 2023 fu tolto di mezzo De Vries, l'anno scorso è toccato a Ricciardo e stavolta è il turno di Lawson ad essere non escluso, ma retrocesso sì. Liam cercherà il terzo "record" nella galassia Red Bull: è stato il pilota ad essere promosso più in fretta (dopo 11 GP), retrocesso più in fretta (2 gare) e che ora punta ad essere pure il primo ad essere richiamato una seconda volta in Red Bull dopo una bocciatura. Chi ha lasciato Milton Keynes una volta, non ci è più tornato: sarà questa la nuova sfida di Lawson.

Intanto, in questo andirivieni di piloti, inevitabilmente viene da chiedersi cosa non stia più funzionando nel fiuto di Helmut Marko, che dopo anni di "abbondanza" si è trovato costretto, per due volte, a pescare altrove: era successo con Perez alla fine del 2020, è successo con De Vries due anni più tardi. La stessa casa che aveva salutato in fretta di vari Vergne e Kvyat, la stessa casa che non è riuscita a dare un'opportunità in prima squadra a Sainz, ha dovuto percorrere vie alternative, sintomo di un vivaio che pare essersi inceppato. Chiariamo: Tsunoda e Lawson hanno un bel potenziale, lo stesso sembra valere per Hadjar e pure il giovanissimo Lindblad pare avere un futuro roseo. E' il metodo, però, che pare non funzionare più: non ci sono certezze e forse nemmeno un disegno chiaro, all'interno di un ambiente che sembra oggi vivere più alla giornata, nell'ossessiva ricerca di un numero 2 a Milton Keynes, dove al tempo stesso si gioca ogni carta per scongiurare un eventuale addio di Verstappen, mossa che getterebbe in crisi l'intero sistema della lattina più veloce del mondo.

Mossa Tsunoda: ne va dell'intero sistema

Marko e Horner, adesso, sono spalle al muro. Tsunoda è veramente l'ultimo jolly del mazzo: arriva a Milton Keynes certamente con più esperienza di Lawson, ma visti i fatti recenti pure con più pressione. Magari è una mossa per "proteggere" Liam in questa fase: siccome si è convinti che il neozelandese abbia più margine di crescita rispetto al giapponese, "parcheggiarlo" momentaneamente a riprendere fiato a Faenza può essere una soluzione tampone per farlo ritrovare. Certo, il rischio è pure quello di bruciarlo, ma spetta al pilota ed alla Racing Bulls scongiurare questo pericolo. Tsunoda intanto, senza più nulla da perdere, sale sull'altra RB21 per il complicatissimo confronto con Max. Nell'augurio che a Yuki vada bene, l'ansia Red Bull di scoprire se finalmente si è trovata la giusta mossa per completare, almeno per ora, il complesso puzzle dei piloti: dovesse andare di nuovo male, il melodramma sarebbe completo.

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