GP Australia, Antonelli quarto di nobiltà: AKA AKA!

Straordinario l'italiano della Mercedes, capace di risalire dal 16° al 4° posto correndo con la lucidità di un veterano: numeri e sensazioni dello strepitoso debutto del bolognese in F1

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 17 marzo 2025, 10:14

Di differenza c’è solo una “h”: Haka e AKA. La prima è la danza maori, resa celebre dagli All Black nel rugby, esportata nel mondo da una Nuova Zelanda neanche lontanissima dall’Australia; la seconda sigla invece è l’acronimo di “Andrea Kimi Antonelli”, rivelazione a Melbourne con uno dei debutti migliori che si ricordino.

Gran controllo del mezzo

Andrea Kimi, vestito di nero pure lui come gli All Blacks, non ha avuto bisogno di roteare gli occhi, digrignare i denti, mostrare la lingua o battersi il petto, come fanno i neozelandesi della palla ovale. La sua danza è stata molto più leggiadra, composta, ma non meno appariscente. Per esprimersi, e soprattutto per impressionare, ad Andrea Kimi è bastato essere se stesso, senza forzare niente. Più che intimidatorio, ha puntato ad essere concreto: sapeva che il risultato della qualifica era figlio di circostanze sfortunate, con quel danno al fondo che secondo Mercedes gli era costato circa tre decimi e, quindi, il passaggio in Q2. Si è giocato bene un jolly alla curva 4 in gara, quando è stato bravo e fortunato a riprenderla dal testacoda, poi ha marciato regolare e senza infilarsi nei guai: il resto è stato quasi una conseguenza. A livello di controllo del mezzo, ha dato altre grandi impressioni: riguardare come tiene la macchina nell’istante in cui, al primo giro, Doohan finisce a sbattere proprio di fronte a lui. La macchina c’è, al pilota piace ed il talento è cristallino, ben oltre quanto dicano le impressioni: anche nei dati, da parte di Antonelli si vedono punte velocistiche e prestazionali degne di un campione del volante. Il resto, la freddezza da veterano, forse è qualcosa di intrinseco, un modo di fare naturale. Ed in Mercedes oggi fanno bene a coccolarsi nella scelta di aver puntato su un 18enne che 18 anni li dimostra solo all’anagrafe, non nella condotta di gara.

Che numeri!

Russell, sorridendo ma non troppo, diceva dopo la gara: “Mi farà sudare”. Lo sa e fa bene a non sottovalutare un pilota che è appena diventato il più giovane di sempre ad andare a punti dopo Verstappen. A Max, “AKA” ha due gare per strappare un record che avrebbe del clamoroso, quello di diventare il più giovane vincitore di sempre: deve accadere in Cina o al più in Giappone, se vuole riscrivere il primato. Lo stesso vale per il podio, mentre per quanto riguarda la pole position più “precoce” di sempre ha tutto il tempo che vuole: Sebastian Vettel, attuale detentore della pole più “giovane” di sempre, aveva 21 anni, 2 mesi ed 11 giorni quando si prese il miglior tempo a Monza 2008, ovvero era circa due anni e mezzo più “vecchio” del bolognese. A livello di record, comunque, Antonelli non va a casa a mani vuote: è diventato il più giovane italiano a debuttare (battuto Elio De Angelis, in gara al GP Argentina 1979 a 20 anni, 9 mesi e 26 giorni: Andrea ieri aveva 18 anni, 6 mesi e 19 giorni, il terzo più precoce di sempre dietro a Verstappen e Stroll) ed il più giovane italiano a prendere punti (precedente record sempre di De Angelis al GP USA 1979, che quel giorno aveva 21 anni, 6 mesi e 11 giorni). Anche a livello assoluto, si è tolto soddisfazioni: in tutta l’era ibrida l’unico esordiente ad aver fatto meglio di lui è stato Kevin Magnussen, 2° alla prima gara della carriera, a Melbourne 2014. Per quanto può valere, si è tolto pure lo sfizio di essere il più giovane di sempre a correre con la Mercedes.

Ad maiora

Per il grande evento c’erano mamma, papà e la sorella. Discreti, ma comunque presenti per dare un supporto totale al ragazzo che oggi rispolvera il gusto di essere italiani, e non solo per la Ferrari. C’è chi sogna, c’è chi spera, c’è chi vuole avere il nuovo Sinner in F.1. Calma e gesso, che le cose belle hanno bisogno di tempo. Arriveranno altre giornate di gloria, ma arriveranno, forse in maniera ineluttabile, giornate meno felici, pomeriggi più cupi. Anche le difficoltà e gli errori, del resto, fanno parte della crescita e talvolta sono inevitabili: ma l’importante sarà vedere che la velocità c’è. Quella non si compra: su tutto il resto, si può lavorare.

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