I nodi da sciogliere per le qualifiche Sprint nel 2022  

Tre o sei? La rivoluzione tecnica di questa stagione impatta fortemente sullo sforzo economico per i team. E le risorse disponibili ma limitate dal budget cap, possono influire sul nuovo format del venerdì già collaudato nel Mondiale 2021

I nodi da sciogliere per le qualifiche Sprint nel 2022  
© Getty Images

Paolo FilisettiPaolo Filisetti

Pubblicato il 3 febbraio 2022, 20:52 (Aggiornato il 4 feb 2022 alle 09:57)

L’indiscrezione pubblicata dalla rivista tedesca Auto Motor und Sport già poteva essere ritenuta attendibile, in merito alla mancanza di un accordo necessario da parte dell’ 80% dei team per l’estensione del numero di Sprint Quaifying dalle tre della scorsa stagione alle sei, per ora previste ma, appunto, non certe quest’anno.  Ora, grazie a fonti molto attendibili su quanto accade a St. James Market (quartier generale del Formula1 Group) possiamo confermare, come già riportato da AS, che il fronte delle squadre sia di fatto spezzato in due con i tre top team che di fatto ambirebbero ad un mantenimento del budget cap dello scorso anno, ovvero 145 Milioni di Dollari, mentre la disponibilità a trattare da parte della F1 si attesterebbe a tre milioni in più dei 140 previsti.

I tre top team favorevoli all'incremento del budget cap

In dettaglio, da parte della Formula 1, si tende a stigmatizzare senza mezzi termini “l’avidità” (così definita dal nostro interlocutore) dei tre top team intenzionati ad ottenere un ulteriore incremento del budget, trovando però netta opposizione dagli altri sette team dalla FIA e dalla F1 stessa. L’accordo non è stato per ora raggiunto, ma soprattutto non è assolutamente certo possa esserci nella sede istituzionale della F1 Commission. Come anticipato, infatti l’attuale regolamento prevede l’accordo dell’80% dei team perché la proposta di incremento delle Sprint Qualifying possa essere ratificata. Uno degli argomentazioni che la F1 con il fronte dei sette team favorevoli e la FIA vorrebbe adottare per convincere i tre top, sarebbe appunto quello di mettere in risalto quanto in caso di mancato accordo a soffrirne sarebbe l’interesse da parte del pubblico, che secondo i vertici dello Sport, avrebbe dimostrato un forte interesse nei confronti del nuovo format di qualifica.

Anche il format da rivedere

Non sono, però, solo le questioni economiche ad animare la discussione sul nuovo formato. Dopo le tre gare disputate nel 2021 è emerso ( tutti gli attori coinvolti, F1 e FIA incluse n sono consapevoli) che sia opportuno prendere in considerazione alcuni cambiamenti, essenziali per implementare l’estensione del format a partire da questa stagione. In particolar modo due sarebbero le modifiche da attuare. La prima riguarda il valore della pole position del Venerdì che, di fatto, assumerebbe il valore di unica pole position da considerare per gli archivi, nei week end in cui si disputi la qualifica sprint. Avanzata dai team e apparentemente accolta dai vertici della F1 la richiesta di un incremento del punteggio della Sprint Qualifying. Costituirebbe un incentivo, oltre che una valida contropartita (per il valore economico del punteggio) a favore dei team, controbilanciando il maggiore rischio di danni da incidenti, nella gara del sabato.

I vertici della Formula 1, peraltro, pare abbiano valutato queste misure partendo dal presupposto che la rivoluzione tecnica di questa stagione implichi per le squadre uno sforzo economico rilevante, a livello di sviluppi che impatta fortemente sulle risorse disponibili, limitate dal budget cap. In sostanza, a questo punto resta da vedere se nella prossima F1 Commission si troverà l’accordo per garantire la disputa della Sprint Qualifying in sei appuntamenti. In caso negativo, ne rimarranno solo tre.

 

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