GP Monaco, Hamilton: «Servirebbero le ultra, ultra, ultra soft»

Lewis vorrebbe una gomma che portasse più soste in gara, mentre Lowe spiega: riasfaltatura rende difficile lavorare con le simulazioni

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 27 maggio 2016, 19:07 (Aggiornato il 27 maggio 2016, 18:23)

Fino a 1" più rapide delle supersoft e una durata prevista in gara intorno ai 15 passaggi, pur essendoci chi, giovedì, nelle libere a Montecarlo, si è spinto fino a 21 giri: Daniel Ricciardo. Le Ultrasoft hanno fatto il loro debutto nel Principato e a sentire le parole di Lewis Hamilton non sarà la mescola buona per vivacizzare la gara e regalare alternative strategiche: «Sfortunatamente è molto probabile che vada come negli anni scorsi. Non sono state prese grandi decisioni, tali da migliorare questa gara. Negli ultimi tre o quattro anni è sempre stata una corsa con una sola sosta, la cosa più noiosa. Tutti sanno che se parti in pole vincerai e con un solo pit-stop diventa una processione».

Mario Isola, racing manager Pirelli, al giovedì ha sottolineato come sarà su altre piste, come Abu Dhabi, il Canada, Singapore, che si potrà assistere a una maggiore variabilità data dal consumo e degrado delle Ultrasoft. Monaco è talmente unica nelle caratteristiche dell'asfalto, che una strategia con una sola fermata è non solo preferita per evitare il traffico, ma assolutamente possibile anche con la "quinta mescola" Pirelli introdotta quest'anno. «L'Ultrasoft per me non è morbida, avremmo bisogno di una ultra, ultra, ultra, ultra soft: quattro volte più morbida di queste per poter fare più pit. Quello cambierebbe le cose. Andremo 2" più veloci quest'anno ma i sorpassi resteranno gli stessi».

Allo scenario - tanto realistico quanto critico - prospettato da Hamilton, in Mercedes si sommano le voci di Rosberg e Lowe. Una giornata che ha visto la Red Bull mettere le ali sul serio e spaventare tutti per la velocità espressa. Saluta il giorno extra per analizzare i dati, Nico: «C'è più tempo per approfondire e trovare più prestazione. E' importante fare i compiti. Abbiamo così tante informazioni sulle gomme, con i sensori di temperatura, che possiamo ricreare un quadro accurato di quella che è l'interazione con la pista»

Piloti che hanno trovato un circuito in condizioni migliori del previsto, tanto da consentire a Ricciardo di migliorare di 4 decimi il tempo della pole 2015. La naturale evoluzione delle monoposto, la gomma più prestazionale, ma non solo, come sottolinea Paddy Lowe: «Le strade sono state riasfaltate dall'anno scorso, probabilmente per metà del circuito c'è un asfalto nuovo e non puoi prevedere esattamente come influirà sul comportamento delle gomme. La cosa difficile da simulare è l'interazione tra gomma e superficie. C'è un limite a quel che puoi apprendere da una simulazione, perché non è calibrata, perciò va fatto quando scendi in pista.

Newey l'osservatore

Le Ultrasoft abbiamo imparato che funzionano e stiamo cercando di capire se sia una gomma da uno o due giri». Il riferimento è al momento in cui assicura la miglior prestazione, su un giro corto e con la grande incognita del traffico. «Abbiamo visto squadre provare diverse strade, la pista può evolversi nel fine settimana e raggiungere, forse, il punto da far diventare la gomma buona su un giro».

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