Monza, cortocircuito emotivo tra Ferrari e Kimi

L'Italia si prepara al GP di Monza che vedrà protagonisti Ferrari e Antonelli: a chi andrà il tifo? Nel frattempo, cresce la speranza di vedere un gran finale di stagione a Imola...
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Monza, cortocircuito emotivo tra Ferrari e Kimi
© Getty Images

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 1 settembre 2026, 12:00 (Aggiornato il 1 settembre 2026, 10:33)

F1, finale sul Santerno

Ma se Monza accende la miccia, la stagione rischia di avere un’ultima, inattesa detonazione proprio lì dove la terra ha sofferto di più. Perché il duello di Kimi e delle Rosse in salsa tricolore potrebbe non esaurirsi qui, ma scivolare giù, lungo la via Emilia, per trovare il suo epilogo in un dicembre di freddo e riscatto.

C’è una bellezza feroce, quasi anacronistica, nell’immaginare la F.1 che smette i suoi abiti da sfilata in technicolor per indossare il cappotto pesante della Romagna. Niente neon asettici, niente fuochi d’artificio comprati a suon di petrodollari sotto cieli di plastica. Qui si parla di fango, di aria pungente che sa di umido e di braci, di una curva che porta ancora i brividi sotto la pelle. Stefano Domenicali lo aveva fatto scivolare nell’aria con la leggerezza di chi sa che certe storie appartengo- no al destino prima ancora che ai contratti: l’ultimo atto del Mondiale potrebbe scriversi a Imola. Non più Abu Dhabi ma il Santerno. L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Il santuario.

La geopolitica morde, il Medio Oriente brucia di tensioni al momento irrisolvibili e il Circus stavolta ha bisogno di un riparo sicuro. Come accadrà tra Sepang e il Bahrain, la formula è pronta: Imola potrebbe ereditare la titolarità del Gran Premio, con gli organizzatori mediorientali a pagare i conti e l’Autodromo a metterci la faccia, i cordoli e la storia. Il calendario punta dritto a fine autunno: il 29 novembre o, con il favore del freddo, quella domenica del 6 dicembre in cui i motori dovrebbero spegnere la loro voce.

L'Italia sogna il ritorno a Imola

L’ACI si è mossa con il passo felpato di chi fiuta l’occasione irripetibile. Geronimo La Russa lo ha detto senza troppi giri di parole: siamo pronti. E Marco Panieri, sindaco di una città che vive a pane e pistoni, ha ricordato che i canali con il Circus non si sono mai davvero spenti. Ma qui cascano i bilanci. Perché la passione non basta. Imola e l’Emilia-Romagna non chiedono sconti, chiedono visione. Il territorio sta facendo la sua parte, ma serve il “Sistema Paese”. Serve che si comprenda che i circuiti storici non sono capricci da salotto buono, ma cattedrali laiche di un’industria e di un’identità nazionale.

L’autodromo non vedrà il botteghino dei biglietti, ma l’indotto, quello sì, colpirà ogni trattoria, ogni albergo, ogni officina nel raggio di cento chilometri. Sarebbe la chiusura perfetta di un cerchio rimasto aperto in quel maggio del 2023, quando l’alluvione cancellò la gara e lasciò il Santerno a piangere nel fango. Riprendersi la scena a dicembre, incoronare qui il Campione del Mondo, significherebbe restituire alla velocità la sua liturgia laica. Non una semplice operazione di marketing, ma un romanzo epico. Perché qui le corse non sono uno show televisivo: sono sangue, ingegno e memoria.

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