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L'editoriale del Direttore: Ferrari, non è Lewis il problema
Pubblicato il 29 aprile 2025, 10:23 (Aggiornato il 29 aprile 2025, 16:36)
Il tunnel dentro al quale è andato a finire Lewis Hamilton dopo cinque Gp, i dubbi esplosi fragorosamente sulle sue prestazioni, le allusioni continue al fatto che sia arrugginito, anzi (peggio) bollito, stanno tenendo banco in questo inizio di Mondiale F.1 2025 ma soprattutto fanno deviare l’attenzione dal vero problema. La SF-25, ovvero la Rossa che avrebbe dovuto far tremare il mondo, per ora ha spaventato soltanto la Ferrari e i suoi tifosi. Nulla vieta di sperare nella riscossa, tramite sviluppi. Ma fino a questo momento il bilancio è assolutamente fallimentare. Lo ammettono tutti, a Maranello.
Ferrari agguanta un podio, ma che fatica per Lewis. E a Miami...
Un podio in cinque Gran Premi, su circuiti tra loro diversissimi. La Ferrari nata per essere la Rossa per Hamilton, fino a questo momento è stata una delusione e lo sta mettendo in crisi. Questa è la storia di un sette volte campione del mondo arrivato in pompa magna a Maranello. È bastata una sua foto per fare all in nei social del pianeta, è stato sufficiente vederlo vestito di rosso per iniziare a costruire castelli iridati con la fantasia. Ora a quattro mesi da quei giorni di idillio la favola sembra aver preso una brutta piega. Lewis Hamilton è in crisi. Le sue parole sanno di sconfortante rinuncia e sono difficili da accettare. «Qualsiasi cosa provo non funziona - dice Lewis - Non ho spiegazioni in merito alle mie prestazioni e al momento non ci sono soluzioni. Sembra che sarà così anche per il resto della stagione e sarà difficile».
Roba da perdere la testa. O come ha detto proprio Lewis, da trapianto del cervello. A costo di andare fuori dal coro, tutte le critiche che stanno piovendo addosso all’inglese paiono eccessive e comunque non inquadrano del tutto il momento della Ferrari. Il primo podio conquistato da Charles Leclerc in Arabia Saudita, condito da una prestazione davvero eccezionale da parte del monegasco, ha nascosto e attenuato i problemi di una monoposto finora deludente alla quale manca carico aerodinamico e che sono molto evidenti con Hamilton e tutto questo è abbastanza inspiegabile. Eppure in Cina non era parso così arrugginito come viene evidenziato ultimamente. Nella garetta di Shanghai ha inventato una pole e ha regalato alla Ferrari una cristallina tanto da far credere che stesse davvero iniziando un ciclo. È stata solo un’illusione e ora alla vigilia del Gp di Miami, nella serata italiana, ripropone il tema e lo rilancia. Su questo numero Stefano Tamburini affronta l’argomento Hamilton e prova ad andare alla radice della questione partendo dall’assunto che è fuorviante entusiasmarsi per il solo (fortunoso) podio conquistato da Leclerc a Gedda.
Ci sono motivi ben più profondi dietro alla facile narrazione del campione bollito, svuotato dalle ultime tre stagioni in Mercedes che pensava di rianimarsi cambiando ambiente. Ed è forse qui il primo dei principali motivi nei quali si annida la crisi, dentro a una Ferrari che ha compiuto errori non solo nella monoposto ma anche nel gruppo di comando con scelte che adesso stanno presentando il conto e che potrebbero avere conseguenze ancora più pesanti in ottica 2026. Con ancora tante gare da disputare (anche se i distacchi iniziano a farsi pesanti) c’è tutto il tempo per recuperare ma la sensazione è quella che il Cavallino debba anzitutto ritrovare un’unione di squadra che adesso sembra mancare nella speranza che anche Miami non sia una nuova stazione di posta di una via Crucis, inaspettata. Proprio dalla Florida l’anno scorso è partita la controffensiva della McLaren che dopo aver vinto il titolo costruttori continua a dominare. Un cammino che potrebbe essere di buon auspicio pure per la Ferrari, anche se si assottiglia sempre più il numero di coloro che credono ancora in un miracolo.
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