Kimi Freccia Tricolore e Ferrari decide di non decidere: il debriefing di Monza

La gara italiana ha mostrato un Kimi Antonelli inarrestabile che ha dato una spallata alle ambizioni di Russell e Hamilton, mentre Ferrari ancora una volta non riesce a gestire i suoi piloti: il punto
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Kimi Freccia Tricolore e Ferrari decide di non decidere: il debriefing di Monza
© Getty Images

Giorgio FerroGiorgio Ferro

Pubblicato il 7 settembre 2026, 16:14

La Storia la scrive chi vince. Lo diciamo spesso. Ma quando si compongono, con così tanta eleganza e maestria, opere d’arte sportiva come quella di ieri a Monza… e quando a farlo è un ragazzino, italiano, che abbiamo seguito fin da piccolo… beh, ragazzi, è inevitabile che quelle pagine di Storia si bagnino di commozione. E non pensiamo di essere stati gli unici ad avere gli occhi lucidi alla bandiera a scacchi… Un’emozione che rimarrà scolpita negli anni, perché il 6 settembre 2026, a Monza, un ventenne con un sogno nel cuore ed un talento immenso ha dipinto una magia che difficilmente vedremo ancora.

Russell e Hamilton: è il momento della resa verso Kimi?

Kimi Antonelli, da ultimo a primo. Con una “remuntada” che rasenta l’impossibile. Nel nostro debriefing pre-Monza avevamo scritto che non sarebbe stato assurdo pensare ad un recupero dalle retrovie. Soprattutto perché sappiamo chi è Kimi. Qualche altra volta era successo – anche nel recente passato – che un pilota partito dal fondo arrivasse là davanti. Ma parlavamo di un quinto o di un terzo posto finale. Invece Kimi ha fatto la magia. Al primo passaggio aveva già recuperato cinque posizioni. Al settimo giro era sesto ed al sedicesimo secondo, a ridosso del suo compagno di squadra Russell. Poi il pit stop “di sicurezza” l’ha rispedito in sesta posizione, dalla quale, in sole nove tornate, è risbucato negli scarichi di un incredulo George. Infine, il sorpasso definitivo per andare a vedere per primo la bandiera a scacchi. Un’ora e mezza di volo a bassa quota, insomma. Una Freccia Tricolore.

Dopo una simile impresa non ci sarebbe francamente molto altro da aggiungere e potremmo anche chiudere qui il nostro debriefing post gara. Ma usciamo da Monza con alcuni verdetti definitivi che vale la pena commentare.
Certo, abbiamo appena varcato la metà del cammino mondiale, ma gli inseguitori di Antonelli possono mettersi il cuore in pace. D’altra parte, bastava vedere a fine gara lo sguardo perso del povero Russell, il quale dopo una prestazione comunque maiuscola si è visto ridicolizzato dal compagno partito da casa sua. George deve sentirsi a posto con la coscienza per aver fatto il massimo. Il dettaglio – oggettivamente triste per lui – è che questo suo massimo non è sufficiente contro i Fenomeni. Ed esce dal parco di Monza con le ossa sportivamente rotte.

L’altro inseguitore, Lewis Hamilton, ha definitivamente perso le sue chances nell’altalena prestazionale della sua Ferrari. Ma non solo lì. Tutto è iniziato dalla Q3 di sabato quando – unico tra i dieci partecipanti – l’hanno fatto uscire tardi dai box facendogli perdere la possibilità di sfruttare una scia, mai come quest’anno così potente e determinante per salire in classifica. Sembra che non fossero pronte le sue gomme. Errore tanto incredibile da far addirittura pensare male… Poi, al pronti-via ci ha pensato il suo compagno Leclerc a spingerlo nella ghiaia alla prima variante facendogli perdere una manciata di posizioni e sbriciolandogli di fatto qualsiasi ambizione. Infine, un ritmo gara incomprensibilmente altalenante, invischiato in quella mischia di sorpassi artificiali, tanto numerosi quanto patetici, che caratterizza questa regolamentazione tecnica.

E così Lewis ha perso il treno per il titolo. Quell’opportunità (azzardata quanto volete) per cui noi – a differenza di Maranello – pensavamo che valesse ancora la pena combattere. Invece il gap da Antonelli – questo Antonelli – è salito a 76 punti e ci allineiamo al pensiero del team scrivendo “game over”.
E sempre parlando di verdetti definitivi, la depressione che le Rosse hanno trasmesso nel weekend monzese ci fa scrivere a chiare lettere “game over” anche per il titolo Costruttori. Grazie allo zero raccolto da Leclerc contro le barriere all’uscita dalla Parabolica, lo svantaggio dai leader di Brackley è salito di altri 35 punti. E la Ferrari è più vicina alla McLaren che insegue (e recupera…) rispetto alla Mercedes.

Tutti i dubbi sulla Ferrari

Ma riteniamo che “game over” abbia stavolta un significato ancora più profondo – diciamo pure, grave – per la Ferrari. Dopo il Gp di Zandvoort avevamo confessato su queste pagine la sensazione che a Maranello non ci fossero le capacità per gestire due piloti di livello. E che prevalesse una gestione sportiva “a simpatia”.
Ebbene, da Monza esce la conferma definitiva di questa incapacità. Quello che è successo alla prima variante del primo giro è sintomatico e – dal punto di vista di un team serio – gravissimo. Per aspirare a qualche risultato in linea con la Storia del team, andrebbero chiarite per bene le regole di comportamento e la strategia, come ha giustamente sottolineato Hamilton a fine gara. A maggior ragione quando hai in squadra due galletti che partono affiancati in seconda fila nella gara di casa. E sapendo bene – siamo onesti – che uno dei due galletti corre unicamente per stare davanti al compagno. A qualsiasi costo. Forte della comprensione e dell’appoggio di chi gestisce la baracca.

Sarebbe bastato un semplice, quanto deciso, briefing di cinque minuti prima della gara. “Se vi toccate, imboccate direttamente la tangenziale e non fatevi mai più vedere a Maranello”. E forse – sottolineiamo forse – Leclerc non avrebbe dato quella spallata al suo compagno. Invece è successo quello che abbiamo visto tutti. Perché è più facile temporeggiare e non decidere. In attesa che qualche evento – possibilmente allineato alla gestione “a simpatia” – decida al posto nostro. E invece capita che, poche centinaia di metri dopo, l’evento sia catastrofico per il team. Capita che il monegasco commetta un grave errore di presunzione in Parabolica, andando violentemente a muro. E forse capita perché il karma, prima o poi, ti fa pagare il conto…

Ed allora viene davvero spontaneo domandarci se tutte queste aspettative, questa enorme considerazione di talento e futuribile superiorità che illumina questo pilota ormai da anni ed è ancora diffusa, nonostante tutto, nel mondo Ferrarista (e non solo) non siano solamente il frutto di un’ottima strategia di comunicazione. Piuttosto che una considerazione basata su valori oggettivamente concreti.
Quella concretezza che invece, indubitabilmente, Kimi Antonelli ha mostrato al mondo intero domenica scorsa.

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