Kimi come Velasco, Ferrari temporeggia: gli approcci del GP di Zandvoort

La gara olandese ha offerto diversi spunti per interpretare le "filosofie" dei diversi team e piloti in un momento in cui le gerarchie in pista stanno cambiando rapidamente con una McLaren sempre più minacciosa
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Giorgio FerroGiorgio Ferro

Pubblicato il 25 agosto 2026, 16:42

Il Mondiale di F1 è ripartito dopo la pausa estiva, superando la boa di metà campionato. L’ha fatto su un circuito che – nonostante le modifiche apportate a inizio 2000 – ha mantenuto un imprinting “old style”. Carreggiata stretta, spazi di fuga ridotti, intriganti cambi di pendenza ed un’affascinante parabolica finale. Ma anche scarsissimi punti in cui giocarsi chance di sorpasso, anche con le vetture attuali. Dopo una gara Sprint decisamente noiosa – vinta da Russell in trenino con Leclerc, Norris e Antonelli – ne è uscito un Gp abbastanza movimentato che ci ha fornito due spunti importanti.

Domenica ha vinto Norris, completando un weekend sontuoso con una McLaren tornata ad occupare stabilmente i posti al sole, almeno con l’inglese campione del mondo. Podio completato da Antonelli e Russell con i piloti Ferrari a guardare da sotto.

Antonelli convince anche quando non può vincere

Dicevamo che due sono le considerazioni principali che emergono da questo weekend. Qualche giorno fa il grande Julio Velasco – nell’illustrare le caratteristiche più importanti che la sua Nazionale di pallavolo femminile dovrà mostrare agli Europei dopo tanti successi – ha detto che “bisogna anche saper giocare male”. Nel senso che quando arriva la giornata no, per mille ragioni, bisogna reagire lucidamente e limitare i danni.

Ebbene Kimi Antonelli ha applicato alla lettera l’indicazione di Velasco. A Zandvoort il bolognese non aveva per le mani una W17 al top. Che sia stato per colpa di un set-up non ottimale – che non gli ha quasi mai consentito di guidare in scioltezza – o perché non si è trovato a suo agio con le caratteristiche del tracciato olandese. Sta di fatto che in Olanda Antonelli non aveva in mano le carte vincenti. Ed allora ha minimizzato i danni. Anzi, un weekend tutto sommato “no” lo ha portato a guadagnare comunque altri nove punti sugli inseguitori nella Classifica Piloti. Step by step, come diciamo sempre noi, Kimi ha aggiunto un altro mattoncino al suo percorso di crescita imparando che, va bene correre per vincere, ma a volte si deve anche fare come il Professor Prost o come Lauda…

Ordini di squadra: Mercedes rapida ed efficace

Secondo spunto, molto importante, emerso da Zandvoort riguarda la gestione dei top drivers da parte dei team. Ne abbiamo già scritto in passato. Come ampiamente confermato da esperienze personali, la gestione di due galletti nello stesso pollaio è tutt’altro che facile. Richiede lucidità, chiarezza, fermezza, pragmatismo, rigore e buonsenso. E poi impone di essere rapidi ed efficienti nel decidere. L’altra faccia di questa medaglia è che si tratta di un mestiere umanamente sgradevole, perché spesso lo sguardo rigorosamente e cinicamente proiettato all’obiettivo di squadra impone di penalizzare un pilota altrettanto capace e meritevole.

Questa premessa per dire che a Zandvoort abbiamo visto due strategie profondamente diverse di gestione dei piloti. In Mercedes, Toto Wolff non ci ha pensato più di qualche secondo per “switchare” le posizioni di Russell e Antonelli. Passata la metà del campionato (ma anche prima…), il pragmatismo deve prevalere nelle decisioni di un team. Antonelli è davanti in campionato e ogni punto potenzialmente raggiungibile va portato a casa. Oggi, subito, senza tentennamenti. Il compagno di squadra – pagato e quindi dipendente dell’azienda – deve accettare la decisione aziendale, che deve ovviamente essere coerente con quanto condiviso a inizio stagione. Anche se spiacevolmente lo relega al ruolo di scudiero per il prosieguo della stagione.

Russell ha fatto passare Antonelli, perché in quel momento era la scelta più intelligente da fare. Chiaro che non sia stato felice di questo, ma da bravo professionista ha accettato la decisione del muretto. Risultato… due Mercedes sul podio, dietro a Norris, in ordine coerente con le posizioni nella classifica mondiale. Nove punti aggiunti al vantaggio di Antonelli, ma anche Russell risalito in seconda posizione. Di sicuro, la Mercedes ha dimostrato di aver ben chiare le idee per massimizzare, a favore del team, qualsiasi evento di pista, reagendo con lucidità e velocità di esecuzione. Così si fa se si vuole vincere.

Ordini di squadra: l'approccio attendista di Ferrari

Domenica abbiamo però visto che c’è anche un altro modo di gestire due top drivers all’interno dello stesso team. Temporeggiare. Far passare i giri in silenzio, in attesa di non si sa quale evento propizio che ci risolva l’arcano e decida per noi. Sostanzialmente, non decidere. Perché è più facile. E per non scontentare nessuno o, al limite, tutti e due i piloti. Parliamo ovviamente della Ferrari che – ultimamente ma anche nel recente passato – ci ha sorpresi spesso con decisioni strategiche quanto mai illogiche o comunque inspiegabili.

Siamo nei dintorni di metà gara. Hamilton “pitta” quattro giri dopo Leclerc ed inizia ad inanellare giri molto veloci, quasi un secondo più veloce di Charles. In poche tornate si porta a ridosso del monegasco. A quel punto Lewis inizia a chiedere strada, ma il muretto tace. Il tempo passa con l’inglese che si innervosisce. Dopo una manciata di giri, Leclerc viene chiamato ai box e comunque ritarda a sua volta di un giro perché non condivide l’input del suo ingegnere. Risultato… la manciata di secondi persa da Hamilton dietro a Leclerc gli consente di arrivare comunque a prendere Russell ma non di superarlo nei pochi giri rimasti. Fuori dal podio e nove punti persi rispetto ad Antonelli nella Classifica Piloti. Con l’amarezza di essere stato il più veloce in pista insieme a Norris.

Non ci sono molte alternative per spiegare cosa abbiamo visto.

Perché non chiedere subito a Leclerc di dare strada a Hamilton? Sfoglia le pagine per continuare a leggere (1/2)

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