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GP Belgio, una tappa fondamentale per il Mondiale in una pista da leggenda

Giorgio Ferro
Pubblicato il 14 luglio 2026, 18:23
Era il 1921 quando due appassionati – Jules de Thier, direttore del giornale locale “La Meuse”, e Henri Langlois Van Ophem, presidente dell’Automobile Club del Belgio – partorirono la pazza idea di creare un circuito, unendo le strade pubbliche che venano le pinete nel triangolo verde compreso tra i comuni di Stavelot, Malmedy e Francorchamps. Ne venne fuori un tracciato lunghissimo, 14 chilometri velocissimi e pieni di saliscendi. Novità assoluta nel panorama mondiale, visto che il Nordschleife nacque dopo, nel 1927. Si iniziò a correrci un po’ con tutte le categorie, moto comprese. E compresa la 24 Ore - tutt’ora esistente e dedicata alle vetture GT – che vide la sua prima edizione nel 1925.
Spa-Francorchamps, una pista da leggenda
Nel corso degli anni furono apportate diverse modifiche a quel tracciato. Quella più clamorosa fu, nel 1939, l’eliminazione del tornante “de l’Ancienne Douane” dentro il comune di Francorchamps. Era il punto più lento del circuito e rompeva il ritmo indiavolato che i temerari dovevano tenere per tutta la durata del tracciato. E cosa inventarsi se non una curva velocissima su una pendenza inusuale nel panorama mondiale? Nacque così la curva del Raidillon, 24 metri di dislivello in poco più di 240 metri di pista. E con un raggio di curvatura ampio da consentire velocità eccezionali.
Il Raidillon, che si raccorda con la precedente curva dell’Eau Rouge – chiamata così perché passa sul canale omonimo – e apre le porte al lunghissimo rettilineo del Kemmel, rappresenta da allora il settore più affascinante del Motorsport mondiale. Sì, perché, come dicevamo, diverse altre modifiche sono state apportate a quel circuito, accorciato negli Anni ’80 fino a sette chilometri essenzialmente per motivi di sicurezza, visto le notevoli velocità sviluppate dalle vetture su quei saliscendi grazie alle prime appendici aerodinamiche. Ma Eau Rouge e Raidillon, pur con piccoli aggiustamenti di contorno – doverosi, per accompagnare con gli standard di sicurezza le evoluzioni tecniche delle vetture – sono rimaste fortunatamente sempre lì. Insieme alle infinite emozioni che regalano.
F1 in Belgio tra gestione energia e strategia di gara
Sono 58 i Gp di F1 finora disputati. E siamo ansiosi di vedere se e come la nuova regolamentazione tecnica delle F1 2026 cambierà il modo di percorrere le due curve più belle del Mondiale. Fino all’anno scorso spesso “flat out”, in pieno. Ovviamente per chi se la sentiva. Ed aveva la macchina “giusta”. Tra qualche giorno vedremo se anche quel tratto iconico – come purtroppo è capitato a molti altri settori dei circuiti fin qui visitati – diventerà una successione di tiro-rilascio acceleratore, condito magari da una scalata di marcia. Per riuscire ad arrivare decentemente in fondo al Kemmel. Ed allora, all’emozione si sostituirà l’amarezza…
Come dicevamo nel debriefing della scorsa settimana, la sceneggiatura del film mondiale ha regalato ultimamente qualche colpo di scena. Il pilota in fuga – Kimi Antonelli – ha rallentato un po’ la corsa ed i due principali inseguitori – Russell e Hamilton – si sono riavvicinati. Cosa ci aspettiamo accada tra i boschi delle Ardenne? L’anno scorso assistemmo al dominio 1-2 di una McLaren lanciata verso il titolo mondiale. Solo nella gara Sprint Verstappen riuscì a mettere davanti il muso della sua Red Bull. Per il resto non ci fu storia.

Solitamente, però, da quelle parti sono i piloti di maggior talento ad aver sempre fatto la differenza ed immaginiamo che la storia si ripeterà anche nel prossimo weekend. Per esempio, con Lewis Hamilton che lì ha conquistato cinque vittorie e ci aspettiamo che domenica prossima sia lassù, a giocarsela con la sua SF-26 con la quale si sta trovando così bene. Magari proprio con Kimi che, ne siamo sicuri, riprenderà la sua marcia lasciandosi alle spalle il suo compagno di squadra. E poi con Leclerc che da quelle parti è sempre andato forte, conquistando tre pole, anche se poi ha vinto una sola volta, sette anni fa.
Già, perché considerando i 58 Gp finora disputati a Spa, partire dalla pole porta alla vittoria solo quattro volte su dieci. Più della metà delle gare viene vinta da chi non è partito davanti a tutti. Per mille motivi. Perché spesso il meteo complica la vita ed è facile fare errori. Perché le strategie di gara assumono un’importanza fondamentale. Essenzialmente perché è un circuito tosto, per uomini veri e Piloti con la P maiuscola. A questo proposito – parlando di piloti eccelsi – un altro nome che va doverosamente messo sul tavolo è quello di Max Verstappen che lì ha vinto tre volte consecutive (dal ’21 al ’23). Anche se questa volta non riteniamo possa essere considerato tra i favoriti, non essendo finora mai stato in grande armonia con la sua vettura. E, diciamolo, col suo team...
A Spa sarà tempo di scegliere su chi puntare: sfoglia le pagine per continuare a leggere (1/2)
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